sabato, Ottobre 17, 2026
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Caserta, Coldiretti lancia piano per salvare gli allevatori dopo le disdette dei caseifici

CASERTA – Un tavolo nazionale per regolamentare la filiera del latte bufalino e coinvolgere le regioni Campania, Lazio, Molise e Puglia è la proposta emersa dall’incontro convocato questa mattina dal Prefetto di Caserta, Lucia Volpe. Alla riunione hanno partecipato l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, Coldiretti Caserta e tutti gli attori della filiera lattiero-casearia. Al centro del confronto il documento presentato da Coldiretti Caserta a seguito dell’ondata di disdette inviate dai caseifici agli allevatori a partire da agosto, fattore che ha creato forte preoccupazione e instabilità nel comparto.

Coldiretti Caserta ha illustrato davanti al Prefetto cinque richieste precise. La prima riguarda l’Accordo Quadro, già approvato dalle organizzazioni sindacali casertane, che deve recepire la legge sulle pratiche sleali prevedendo quattro paletti: il riconoscimento del costo minimo di produzione agli allevatori, la definizione della quantità di latte contrattuale, l’adozione di una tabella ufficiale sulla qualità e la firma dei contratti alla presenza delle associazioni di categoria.

La seconda richiesta riguarda l’attivazione di controlli sostanziali, a partire dalle verifiche sulle cagliate. Coldiretti ha chiesto al Prefetto e all’ICQRF l’attuazione di quanto previsto dall’art. 14 della Legge 75/2026 con il Piano Straordinario di Controllo Nazionale, con particolare attenzione alla tracciabilità del latte fresco e congelato e all’uso di cagliate acquistate sul mercato per produrre mozzarella senza latte di bufala.

Il terzo punto sollevato chiede maggiore chiarezza sull’uso del latte congelato, nodo legato all’eccedenza produttiva: i dati al 31 agosto 2026 indicano latte prodotto +8,35%, DOP +3,72%, latte congelato +10,75% e latte concentrato -70,08%.

La quarta proposta riguarda la destagionalizzazione, un’iniziativa elaborata con ANASB e presentata alla Regione Campania, che prevede di spostare i parti verso il periodo dell’anno in cui la domanda di mozzarella di bufala è più alta e i caseifici necessitano di più latte. Il quinto punto, concordato con il presidente della Camera di Commercio Tommaso De Simone, punta alla trasparenza dei prezzi: avviare a Caserta una rilevazione ufficiale e mensile del prezzo del latte bufalino, collegata all’indice internazionale CLAL.

Il direttore di Coldiretti Caserta, Giuseppe Miselli, ha evidenziato la gravità della situazione: «Il latte bufalino è deteriorabile, non si conserva. La disdetta senza una contestuale proposta di nuovo contratto viene percepita come pressione e incertezza. Una filiera che vale 750 milioni, è la quinta DOP d’Italia e dà lavoro a migliaia di famiglie non può permettersi che allevatori e trasformatori siano in perenne conflitto. Per questo abbiamo chiesto un percorso condiviso che parta dall’Accordo Quadro e arrivi a un tavolo nazionale. Ringraziamo il Prefetto Volpe per aver accolto le nostre istanze e l’assessore Serluca per la vicinanza dimostrata. Il nostro impegno è chiaro: tenere unita la filiera, dalla stalla alla tavola, perché solo così possiamo garantire un futuro a questo comparto strategico per l’intera provincia».

Anche il presidente di Coldiretti Caserta, Enrico Amico, ha sottolineato che l’incontro rappresenta «un passo importante, ma non è il traguardo». Amico ha definito le disdette unilaterali «un atto di forza inaccettabile» che minaccia un patrimonio di eccellenza riconosciuto a livello globale, e ha ribadito l’impegno dell’organizzazione su più fronti: riconoscimento del costo minimo di produzione, controlli efficaci contro le frodi sulle cagliate, destagionalizzazione dei parti e trasparenza sui prezzi. Ha inoltre riferito che il Prefetto si è impegnato a farsi garante di un percorso condiviso e che l’assessore Serluca ha assicurato l’individuazione di fondi regionali per far fronte al caro gasolio e all’aumento dei costi delle materie prime. Amico ha ricordato che la filiera bufalina conta 2.364 allevamenti e 435.979 capi in Italia, con 305mila capi solo in Campania e 99 caseifici.

Il tavolo rimarrà aperto: l’obiettivo condiviso dai partecipanti è mantenere unita una filiera considerata strategica per l’economia casertana e nazionale.