Il Fondo monetario internazionale riconosce la «resilienza» della crescita — dall’Italia alla Germania fino all’intera area euro — nonostante una serie record di shock geopolitici culminata con la guerra in Medio Oriente, ma avverte che questa tenuta è «sotto sforzo» e «potrebbe presto essere messa alla prova», ha detto la capo economista Silvana Tenreyro durante le riunioni del Fondo a Bangkok.
Nel World Economic Outlook il Fmi rivede al rialzo la crescita dell’Italia per il 2026, portandola dallo 0,5% stimato a luglio allo 0,8%, e aggiunge un decimale alla previsione per il 2027, che sale allo 0,6%. Secondo il rapporto, la traiettoria di deficit e debito italiana risulta anche migliore di quella indicata dal governo. La Germania migliora la stima di crescita 2026 di 0,6 punti al 1,3%, mentre l’area euro nel suo complesso si ferma all’1,1%, un rialzo modesto di 0,2 punti, frenata da una revisione al ribasso della Francia. La crescita globale rallenta ma «tiene»: 3,1% quest’anno e 3,4% il prossimo, con gli Stati Uniti che viaggiano sopra il 2% grazie al boom dell’intelligenza artificiale.
Il Fondo attribuisce parte della resilienza agli investimenti record in intelligenza artificiale, che hanno finanziato intere filiere di data center e microchip anche in Europa, e al «riorientamento degli approvvigionamenti energetici» dopo lo shock nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, avverte Tenreyro, quegli investimenti puntavano su modelli che la Cina sta rendendo «molto meno redditizi» e una correzione delle valutazioni di Borsa legate all’high-tech negli Stati Uniti potrebbe avere conseguenze «gravi». Inoltre, «le scorte energetiche si stanno assottigliando» e «ulteriori shock geopolitici possono ripercuotersi ancora sui prezzi e interruzioni delle forniture».
Sullo sfondo pesa lo stato dei conti pubblici: nel WEO il deficit globale raggiungerà il 5,2% quest’anno, il livello più alto dall’emergenza pandemica del 2021. In Cina e negli Stati Uniti il rapporto deficit/Pil supererà l’8%. Il Fondo mette in guardia sul rischio che, con deficit così elevati e un’inflazione alimentata dallo shock energetico — stimata per il 2026 al 3,6% negli Usa, 3,3% in Italia e 3,1% nell’area euro — i rendimenti dei titoli di Stato possano trascinare in una spirale rischiosa anche il debito europeo, aumentando rapidamente gli oneri per interessi e rendendo «ancora più urgente la necessità di un aggiustamento dei bilanci pubblici».
Il quadro geopolitico e la fine della cooperazione multilaterale hanno riportato l’inflazione al centro dell’azione delle banche centrali. Il Fmi invita a una politica monetaria «saldamente concentrata sulla stabilità dei prezzi», «sufficientemente restrittiva da riportare l’inflazione al target in tempi rapidi». A Bangkok sono presenti la presidente della Bce Christine Lagarde e il collega della Fed Kevin Warsh — «nominato da Trump col sottinteso che avrebbe dato un aiuto per le elezioni di mid term tagliando i tassi» — e la raccomandazione del Fondo suona come una doccia fredda in vista di un 2027 fitta di appuntamenti elettorali.
Dal versante politico italiano, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in arrivo a Bangkok giovedì insieme al governatore della Banca d’Italia, ha anticipato «nuvoloni all’orizzonte».
Per l’inflazione, il Fmi prevede per l’Italia un tasso medio annuo del 3,3% nel 2026, sopra la media dell’area euro (3,1%), con una convergenza al 2,8% nel 2027. Tra le principali economie dell’eurozona lo shock energetico avrebbe un impatto maggiore in Spagna (3,7% nel 2026 e 2,7% nel 2027); la Germania vedrebbe un’inflazione del 2,7% nel 2026 e del 3,1% nel 2027, mentre la Francia si fermerebbe al 2,4% e poi al 2,2%.


























































