Il governo ha varato un decreto mirato all’ex Ilva con misure che intendono tutelare il lavoro, mantenere gli impianti in una condizione di “riscaldo” e favorire nuovi investimenti. Tra le misure previste ci sono l’esonero contributivo per chi assumerà lavoratori provenienti dall’ex Ilva e dall’indotto, corsie preferenziali per i contratti di sviluppo che dovranno impegnarsi a dare priorità alle assunzioni degli stessi lavoratori, progetti di reindustrializzazione delle aree e un’ultima tranche del prestito da 40,5 milioni per la società. “E’ prevista una protezione importante” ha spiegato la ministra del Lavoro Marina Calderone, riferendosi anche alla tutela dei lavoratori dell’indotto.
Il decreto prevede inoltre risorse per il territorio: 1 milioni di euro l’anno per il tecnopolo di Taranto e l’istituzione di un distretto industriale Brindisi-Taranto per accelerare le tecnologie a zero emissioni e favorire la decarbonizzazione con procedure semplificate. L’obiettivo dichiarato è mantenere gli impianti in modalità di preriscaldo, senza produzione, per sterilizzare il rischio di uno spegnimento definitivo in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, fissata per il prossimo 20 ottobre, sui ricorsi legati alla sentenza della Corte d’Appello di Milano.
La protesta dei lavoratori prosegue ad oltranza. Gli operai mantengono un presidio fisso, con fuochi accesi durante la notte, per chiedere garanzie concrete sul lavoro, sul futuro e su un piano industriale, rifiutando la prospettiva di essere liquidati con la sola cassa integrazione. Fim, Fiom e Uilm a livello nazionale hanno giudicato insufficienti le risposte del Governo e hanno proclamato altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva.
A Taranto il blocco stradale lungo le statali 7 e 106 posto dai lavoratori ha paralizzato il traffico merci e ha di fatto assediato anche l’ingresso della raffineria Eni, fermando il transito delle autocisterne. L’impianto continua per il momento a marciare “in condizioni di normalità e sicurezza”, ma il perdurare dei blocchi impedisce l’arrivo dei gas tecnici e dei prodotti chimici necessari al ciclo industriale: senza questi rifornimenti l’unica opzione contemplata sarà la fermata programmata della raffineria. La situazione ha già innescato una reazione a catena sul territorio, con distributori di carburante a secco, difficoltà nel trasporto pubblico urbano per la carenza di gasolio e i primi segnali di criticità negli scali aeroportuali della Puglia. Bari e Brindisi sono in allerta per possibili problemi di rifornimento di carburante per gli aerei.
Tra le richieste sindacali ci sono misure per accompagnare alla pensione i lavoratori vicini ai requisiti, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all’uscita volontaria. Giovedì sono previsti pullman diretti a Bari, alla Regione Puglia, per un vertice con il presidente Antonio Decaro.
La vertenza si estende lungo tutta la filiera del gruppo siderurgico. A Genova i lavoratori hanno manifestato davanti alla Prefettura durante l’incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo l’acquisto sul mercato internazionale di coils a caldo per alimentare le linee di lavorazione negli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, con l’obiettivo di scongiurare la cassa integrazione per 985 dipendenti a partire da metà novembre. Sull’ipotesi di dividere le vertenze tra gli stabilimenti del nord e il sito di Taranto i sindacati hanno ribadito: “qui non ci sono lavoratori di serie B, per noi i lavoratori sono tutti uguali, il gruppo si tiene unito e si vince solo in maniera unitaria”.



























































