sabato, Ottobre 17, 2026
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Taranto, decreto per mantenere in riscaldo gli impianti Ilva in attesa della Cassazione

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sul destino dell’ex Ilva, con misure volte a mantenere la funzionalità degli impianti di Taranto, favorire la reindustrializzazione delle aree ex Ilva, attrarre nuovi investimenti e sostenere la ricollocazione dei lavoratori coinvolti nella crisi.

Fra le disposizioni previste figura il mantenimento in riscaldo degli impianti dell’area a caldo fino alla pronuncia della Cassazione, oltre all’erogazione dell’ultima tranche del prestito, pari a 40,5 milioni, in favore di Acciaierie d’Italia in AS, sulla base della decisione della Commissione europea dello scorso febbraio.

Sul fronte sociale i lavoratori proseguono una protesta a oltranza: presidio fisso, fuochi per scaldare le notti e richieste di garanzie sul lavoro, sul futuro e su un piano industriale concreto, rifiutando l’ipotesi di essere liquidati con la sola cassa integrazione. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno rilanciato l’iniziativa di lotta proclamando altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, giudicando insufficienti le risposte del Governo.

Palazzo Chigi ha impostato il decreto su un doppio binario: la proroga della cassa integrazione in deroga fino a giugno 2027, estesa anche alle aziende dell’indotto e dell’appalto; e una norma per blindare l’area a caldo, mantenendo gli impianti in modalità di preriscaldo senza produzione, in modo da neutralizzare il rischio di spegnimento definitivo in attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, fissata per il 20 ottobre sui ricorsi collegati alla sentenza della Corte d’Appello di Milano.

A Taranto i blocchi stradali dei lavoratori sulle statali 7 e 106 hanno paralizzato il traffico merci e hanno finito per cingere d’assedio l’ingresso della raffineria Eni, impedendo il transito delle autocisterne. L’impianto per il momento prosegue a condizioni di normalità e sicurezza, ma i blocchi ostacolano l’arrivo di gas tecnici e prodotti chimici necessari al ciclo produttivo: senza questi rifornimenti l’unica opzione sarebbe la fermata programmata della raffineria. La situazione ha già prodotto una reazione a catena sul territorio, con distributori di carburante a secco, difficoltà nel trasporto pubblico urbano per la carenza di gasolio e primi segnali di criticità anche negli scali aeroportuali della Puglia; Bari e Brindisi sono già in allerta per la possibile carenza di carburante per gli aerei.

Tra le richieste sindacali figurano misure per accompagnare alla pensione i lavoratori vicini ai requisiti, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all’uscita volontaria. Giovedì sono previsti pullman diretti a Bari, alla Regione Puglia, per un vertice con il presidente Antonio Decaro.

La vertenza si estende lungo tutta la filiera del gruppo siderurgico: a Genova i lavoratori hanno manifestato davanti alla Prefettura durante l’incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo l’acquisto sul mercato internazionale di coils a caldo per alimentare le linee di lavorazione negli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, con l’obiettivo di scongiurare la cassa integrazione per 985 dipendenti a partire da metà novembre.

I sindacati respingono l’ipotesi di dividere le vertenze tra gli stabilimenti del Nord e il sito di Taranto, ribadendo che “qui non ci sono lavoratori di serie B, per noi i lavoratori sono tutti uguali, il gruppo si tiene unito e si vince solo in maniera unitaria”.