sabato, Ottobre 17, 2026
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Soriano del Cimino: Maraini, la Torre di Chia resti a Gallinari, grottesco sfratto

«Cosa sta succedendo alla bellissima Torre di Chia, una casa abitata da Pier Paolo Pasolini, custodita dopo la sua morte dagli eredi e recentemente comprata dall’attore Gabriele Gallinari dopo la rinuncia da parte dello Stato?», si chiede la scrittrice Dacia Maraini in un intervento sul Corriere della Sera, definendo la vicenda «tutta vera e dolorosa e nello stesso tempo assurda e grottesca».

La Torre di Chia, costruita nel 1200 nel territorio di Soriano nel Cimino, è circondata da boschi, prati, torrenti e cascatelle che — osserva Maraini — servivano agli Etruschi per mettere in funzione i loro mulini. Pasolini aveva una profonda relazione con il luogo e vi ha girato molte scene dei suoi film.

Secondo quanto riportato da Maraini, Gabriele Gallinari ha acquistato la proprietà dagli eredi di Pasolini nel 2021, «con i soldi della vendita della sua casa di Roma e regolare contratto». Una volta rimesse in ordine le pertinenze, l’attore avrebbe aperto la torre alle visite di chi desiderava conoscere l’ultima dimora del poeta.

Nel 2022, scrive Maraini, contro Gallinari è intervenuta l’Università agraria di Chia — definita non come ateneo ma come un ente agrario privato che gestisce l’area demaniale circostante — che ha avviato un’azione giudiziaria per dichiarare illegittimo l’acquisto e per rivendicare la proprietà «a titolo gratuito», anche contro la volontà del Comune di Soriano. Gallinari, prosegue il racconto, ha esibito documenti che attestano la legittimità dell’acquisto e la sua conformità alla legge.

La scrittrice descrive l’attore come «in sospeso fra un giudizio e l’altro, fra una legge moderna e una antica consuetudine feudale». Inoltre, ricorda che lo scorso settembre la Regione Lazio, senza attendere una sentenza definitiva, ha imposto a Gallinari di sgomberare la sua prima casa entro trenta giorni senza indennizzo, dando esecuzione a un verdetto di primo grado che — osserva Maraini — si è discostato totalmente dalle conclusioni del consulente tecnico nominato dal giudice stesso e ha annullato l’atto di acquisto.

Conclude Maraini chiedendo che «si faccia giustizia, non in nome di una legge astratta che rivendica antichi privilegi territoriali, ma in base al rispetto per chi ha creduto e crede nella conservazione della memoria di un grande poeta, per i diritti di una proprietà che viene generosamente aperta agli amici della poesia».