Ventisette anni dopo il suo ingresso in Kosovo, la missione Nato Kfor resta attiva nel Paese balcanico. La forza multinazionale era partita all’alba del 12 giugno 1999 su mandato dell’Onu con la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza e, sulla scia di un progressivo miglioramento delle condizioni di sicurezza, nel giugno scorso l’Alleanza ha annunciato una riduzione del numero delle truppe. L’operazione è composta, a ora, da 4.600 soldati provenienti da 31 Paesi.
Il Ministero della Difesa ha comunicato via tweet che il ministro Guido Crosetto è giunto a Pristina per partecipare alla cerimonia di cambio di comando della missione NATO KFOR, che passa sotto guida italiana, e per una serie di incontri istituzionali.
La regione, tuttavia, non è immune da violenze e tensioni interne. Solo la settimana scorsa centinaia di manifestanti a Pristina sono stati dispersi davanti al Parlamento con gas lacrimogeni e idranti dalla polizia: protestavano contro lo stop a una legge che avrebbe dovuto limitare i poteri del tribunale sui crimini di guerra, norma seguita alla sentenza di condanna dell’ex presidente del Kosovo Hashim Thaci emessa dalle Camere specializzate per il Kosovo (Ksc) all’Aja.
Tra gli episodi più gravi degli ultimi anni c’è la rivolta di maggio 2023 nel nord del Kosovo, a Zvecan, quando una quarantina di militari della Kfor rimasero feriti negli scontri con una folla di serbi che protestavano per l’insediamento del sindaco Ilir Peci, di etnia albanese. Tra i feriti vi furono 14 militari italiani. Il contributo dell’Italia alla missione è di circa 900 soldati, il contingente più numeroso, seguito da quello americano composto da 500 militari.
La Kfor ha visto i suoi compiti evolvere nel tempo: nella fase iniziale l’obiettivo era stabilizzare l’area dopo il conflitto; dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo nel 2008 il mandato si è concentrato sulla gestione dell’ordine pubblico d’intesa con le autorità locali. La missione è stata rimodulata negli anni per adattarsi ai cambiamenti di scenario. In seguito alle violenze del 2023 la Kfor ha ricevuto il suo più grande rinforzo in oltre un decennio, con il dispiegamento di quasi mille soldati aggiuntivi.
Nel giugno scorso la Nato ha motivato la riduzione dei militari affermando che “le condizioni attuali offrono l’opportunità di ottimizzare ulteriormente le dimensioni e la presenza della Kfor”, come spiegato dal generale statunitense Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa della Nato. Non è un caso che, dopo oltre 24 mesi di rotazione continua, nel gennaio scorso l’Alleanza abbia interrotto il dispiegamento di forze di riserva della missione in Kosovo.


























































