sabato, Ottobre 17, 2026
Home Cronaca Garlasco, Dario Redaelli: Frode del Ris? Serve sentenza, non bastano le accuse

Garlasco, Dario Redaelli: Frode del Ris? Serve sentenza, non bastano le accuse

«Una frode processuale del Ris? Non basta l’ipotesi, ci vuole la sentenza di un giudice che la accerti»: lo afferma Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, nell’intervista rilasciata all’AGI sugli ultimi sviluppi dell’indagine su Andrea Sempio. Redaelli esclude inoltre che Alberto Marino possa confessare: «Ho lavorato con lui dall’altra parte della barricata e lo escludo».

La questione della possibile frode riguarda anche la prospettiva di una revisione della condanna a 16 anni per Alberto Stasi. Come ricorda Redaelli, la legge prevede che un verdetto in giudicato possa essere scalfito non solo da una prova nuova, ma anche dalla dimostrazione di una frode processuale, che però «deve essere accertata in un’aula di tribunale fino all’ultimo grado di giudizio».

Sulle prove nuove, secondo il consulente della famiglia Poggi ne è emersa una sola nell’inchiesta della Procura di Pavia: la presenza del DNA di Stasi sulla cannuccia dell’EstaThé e del DNA di Chiara Poggi sul piattino della colazione. Redaelli precisa che si tratta di elementi emersi «nel contraddittorio delle parti, nel corso dell’incidente probatorio», e li distingue dalle consulenze di parte. Quanto al DNA di Sempio sulle unghie di Chiara, lo definisce un «Y che indica la linea paterna, misto, parziale e non consolidato».

Redaelli interpreta le recenti aperture investigative come il tentativo di puntare sulla frode processuale «dal momento che le prove scarseggiano». A suo avviso, Sempio sarebbe stato «utilizzato come grimaldello per arrivare a una revisione» da parte della difesa di Stasi, che ha presentato ai carabinieri la relazione da cui è nata l’inchiesta. Pur riconoscendo che le vicende emerse fanno sorgere dubbi sui Ris, Redaelli richiama il ruolo dei militari: «I Ris prima di tutto sono carabinieri che hanno fatto un giuramento. Non sono incaricato di difendere una sentenza di condanna ma di prendere parte a un’indagine in modo da potere dare un contributo per addivenire alla verità giuridica».

I legali dei Poggi hanno deciso di non presentare repliche alla Procura dopo la chiusura dell’inchiesta su Sempio. Redaelli, tuttavia, ha predisposto elaborati che potrebbero essere depositati al giudice dell’udienza preliminare, in particolare relativi alla scena del crimine.

Sulla ricostruzione delle dinamiche, Redaelli esprime stima per i consulenti della Procura, Cattaneo e Berti, ma osserva che «quelle prodotte nei loro elaborati non sono prove nuove. Sono invece interpretazioni nuove con tecniche più moderne, ma sempre reinterpretazioni di elementi già noti». In particolare contesta la nuova tesi secondo cui Chiara sarebbe stata spinta e non gettata dalle scale, come sostenuto dal consulente Frattini nel 2007, e annuncia di aver spiegato in un elaborato «perché non è così».

Infine Redaelli critica l’uso di tracce da parte di Berti per motivare il cambiamento nella ricostruzione, definendole «interpretazioni, non dati oggettivi». Sottolinea inoltre che Frattini «è l’unico di noi ad avere visto le tracce dal vivo e questo fa la differenza».