Vittorio Filisetti, 84 anni, ha scoperto di essere rimasto senza i risparmi depositati presso l’ufficio postale del paese, al centro di un’inchiesta che coinvolge i carabinieri della Compagnia di Clusone e che ha portato al licenziamento dell’ex direttrice. L’ammanco complessivo, secondo verifiche interne, è provvisoriamente stimato in circa mezzo milione di euro.
Originario di Clusone e residente a Rovetta, in Val Seriana, Filisetti racconta di aver sempre considerato l’ufficio postale un punto di riferimento quotidiano. Dopo una vita di lavoro in fabbrica a Zurigo, si gode la pensione con passeggiate e incontri in paese. “Proprio per questo sono rimasto di stucco quando a settembre un’operatrice mi ha esplicitamente detto: ‘Qua lei non ha più soldi’”, riferisce l’anziano. Inizialmente non aveva spiegazioni, fino a quando, nei giorni scorsi, leggendo la notizia su Facebook, ha collegato la propria vicenda a quanto emerso in paese.
Nel 2022 Filisetti aveva depositato 9mila euro presso la posta. Racconta di essersi rivolto anche alla banca perché, a suo dire, ogni anno tramite le tasse perdeva circa 50 euro; la banca gli avrebbe consigliato di trasferire il denaro in istituto di credito. Tornato all’ufficio postale, però, la direttrice gli avrebbe chiesto di lasciare i soldi in Posta e gli avrebbe parlato della possibilità di investimenti, mostrandogli le operazioni. “Mi diceva di lasciarli lì, mi parlava continuamente d’investire. Così mi chiese i vari documenti e il mio codice postale. Io mi sono fidato: addirittura le manovre per aggirarmi le faceva davanti ai miei occhi”, racconta Filisetti.
L’84enne riferisce inoltre di essersi informato presso la direttrice su come predisporre, in futuro, le autorizzazioni affinché il figlio potesse intervenire sul denaro; secondo Filisetti, la direttrice gli aveva detto che «non sarebbe servita la mia firma». Filisetti annuncia che nei prossimi giorni depositerà formalmente la denuncia ai Carabinieri.
Alla vicenda si aggiunge la denuncia di una coppia di coniugi anch’essi 84enni, tra i primi a segnalare gli ammanchi. Secondo quanto riferito, avrebbero scoperto prelievi non autorizzati per complessivi 148mila euro: circa 90mila euro dal conto dell’uomo e 58mila dal conto della moglie. Le somme erano risparmi accumulati nel corso della vita lavorativa e in parte provenienti da eredità, e sarebbero state prelevate con numerose operazioni che i coniugi dicono di non aver mai autorizzato.
La direttrice è stata licenziata a settembre ed è indagata nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Maria Esposito. Tra le ipotesi di reato al vaglio figurano il peculato o l’appropriazione indebita e il falso, in relazione alle firme che sarebbero state apposte sulle operazioni contestate. La donna ha dichiarato nei giorni scorsi al Corriere Bergamo di essere estranea ai fatti. Poste Italiane ha assicurato che rimborserà le somme indebitamente sottratte ai clienti che risulteranno averne diritto.





























































