sabato, Ottobre 17, 2026
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Teheran condanna a morte la 23enne Najmeh Amini per un post sui social

Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato la condanna a morte inflitta da Teheran a Najmeh Amini, 23 anni, accusata di blasfemia per un post sui social media. Studentessa di contabilità, Amini è detenuta nel carcere di Vakilabad, nella città nord-orientale di Mashhad, scrive il Guardian.

Secondo una fonte vicina alla famiglia riferita all’organizzazione statunitense Human Rights Activists in Iran (Hrai), Amini è stata condannata a morte con l’accusa di “sab ol-nabi” (insulto al profeta). In due distinti processi le sono state inoltre inflitte pene detentive: complessivamente oltre 12 anni di reclusione; nel secondo caso la condanna è di 12 anni, sei mesi e un giorno con l’accusa di aver agito contro la sicurezza nazionale e di aver diffuso propaganda contro il regime.

Amini era stata arrestata dalle forze di sicurezza durante le proteste nazionali di gennaio, conclusesi con una sanguinosa repressione. Migliaia di persone sarebbero state uccise, mentre l’agenzia di stampa Hrana, affiliata all’HRAI, ha parlato di oltre 50.000 arresti.

In una registrazione audio diffusa dal carcere il mese scorso, Amini ha lanciato un appello per l’intervento internazionale, chiedendo alle Nazioni Unite, agli avvocati e alle organizzazioni per i diritti umani di indagare sul suo caso. “Oggi non voglio fare la figura dell’eroina — ha detto la donna — Voglio solo una cosa: che la mia voce sia ascoltata”.

“Sono una ragazzina innocente con tante speranze e sogni”, ha aggiunto Amini nella registrazione. “Ho dei genitori che mi aspettano. Una famiglia che ogni notte, con la paura di perdermi, trasforma la propria notte in un mattino.”