(di Francesca Pierleoni)
Diego Luna torna dietro la macchina da presa con Ceniza en la boca, il film tratto dall’omonimo romanzo di Brenda Navarro, presentato a Cannes e ora in arrivo alla Festa del Cinema di Roma. L’attore e regista messicano spiega che l’opera nasce dalla volontà di raccontare «le lacerazioni famigliari» che accompagnano tutte le migrazioni.
«Tutte le migrazioni si portano dietro delle lacerazioni famigliari. Un aspetto che ho pensato sarebbe stato importante affrontare con un film», ha detto Luna, che arrivando all’Auditorium Parco della Musica ha anche vissuto un piccolo assaggio del traffico romano, assistendo a un tamponamento senza conseguenze all’auto che precedeva quella su cui viaggiava.
Il regista riconosce nella storia anche un tratto personale: «Ho perso mia madre quando avevo due anni, e tutta la mia vita è stata un viaggio in cui ho dovuto spiegare a me stesso la sua assenza e cercare di capire chi fossi in conseguenza di quell’assenza. Perché ha segnato il mio rapporto con mio padre, con il mio lavoro, con la mia paternità. Insomma, è una domanda che mi accompagna sempre».
Protagonista del film è Lucila (Anna Diaz), una ventunenne messicana che dopo otto anni di separazione raggiunge in Spagna, insieme al fratello adolescente Diego, la madre emigrata da lungo tempo. Il ritorno scatena nella ragazza una ricerca di sé che la porta ad affrontare ipocrisie, razzismo, traumi e lutti.
Luna sottolinea come oggi la Spagna sia «una sorta di porta d’accesso all’Europa per la migrazione latinoamericana», e osserva che molte comunità latinoamericane «stanno sempre più prendendo in considerazione l’idea di dirigersi a nord, anche a causa delle politiche statunitensi e delle persecuzioni che le comunità latinoamericana e latina subiscono oggi negli Stati Uniti». Le ragioni che spingono le persone a emigrare sono, secondo lui, molteplici, e per questo la migrazione «è un argomento che ci riguarda tutti».
Per contrastare la paura dei migranti nascosta dall’ignoranza, Luna indica strumenti come l’informazione, la comprensione e la pazienza, e afferma che «il cinema è lo strumento più utile che ho a disposizione per combattere i discorsi violenti e pieni d’odio che si diffondono così facilmente». «Dobbiamo raccontare storie personali, intime, capaci di generare empatia e di far pensare le persone in modo diverso», aggiunge, escludendo l’efficacia delle sole cifre: «I numeri sono inutili, le statistiche sono inutili, ma le storie servono perché ti fanno improvvisamente capire di avere un legame con gli altri».
Per Luna il cinema «è sempre politico. È uno strumento importante per generare riflessione, costruire comunità e creare dibattito».
























































