sabato, Ottobre 17, 2026
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Venezia: Alex Gibney smonta il mito di Elon Musk, ‘l’aria sta cambiando’

“Come ha fatto Elon Musk ad accumulare tanto potere, e perché glielo abbiamo concesso?” è la domanda con cui Alex Gibney apre il documentario Musk, un ritratto monumentale dell’uomo più ricco del mondo che, mettendo insieme trent’anni di successi, fallimenti, bugie e promesse mirabolanti, mira a svelarne l’immagine pubblica e le contraddizioni.

Il regista premio Oscar per Taxi to the Dark Side e autore di Going Clear dedica 224 minuti a ripercorrere l’ascesa del titano della tecnologia: dall’infanzia nel Sudafrica dell’apartheid alle prime fortune nella Silicon Valley, fino a Tesla, SpaceX, l’acquisto di Twitter (poi diventato X) e l’ingresso nell’amministrazione Trump. Musk ha rifiutato di farsi intervistare, liquidando in anticipo il film come un attacco personale; Gibney lo sostituisce con un avatar creato con l’intelligenza artificiale a partire da migliaia di ore di interventi pubblici e dichiarazioni del magnate, che parla con la sua voce usando parole davvero pronunciate. Con la testa grande e il corpo piccolo, l’avatar è una scelta ironica ma anche una chiave di lettura: secondo il film Musk vede il mondo “come un videogioco da vincere”, eliminando chiunque ostacoli il suo cammino di “prescelto”, dalle ex mogli alla figlia transgender, dagli ingegneri di Twitter ai dipendenti pubblici.

Presentato in anteprima mondiale fuori concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, il documentario arriverà nelle sale degli Stati Uniti il 16 ottobre, distribuito da Bleecker Street; non è ancora stata annunciata la data di uscita italiana. Attraverso testimonianze di familiari, ex collaboratori e giornalisti, Gibney smonta il mito del genio visionario e racconta gli inganni dietro alcune innovazioni di Tesla, gli incidenti legati alla guida autonoma e il potere geopolitico conquistato attraverso Starlink.

“Musk è il sintomo, non la causa”, sostiene nel film Adam Becker, astrofisico, giornalista e autore di More Everything Forever, saggio sul messianismo tecnologico della Silicon Valley e sulla concentrazione del potere nelle mani dei suoi miliardari. Becker spiega che Musk è il prodotto del suo ambiente e del suo tempo e, con ironia, racconta di aver scherzato sul fatto che Musk sia “un’operazione psicologica per farci prestare meno attenzione a Peter Thiel (cofondatore di PayPal, oggi presidente di Palantir)”. “Naturalmente non lo credo davvero”, aggiunge.

Nel documentario Becker indica come sistematicamente allarmanti anche figure come Marc Andreessen e David Sacks, osservando che “sono tutti diversi, ma strutturalmente si assomigliano”. “Ci sono probabilmente altri cento uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare che sarebbero stati altrettanto terribili se si fossero trovati nella stessa posizione di ricchezza e potere”, afferma ancora.

Per Becker, dietro le fantasie di immortalità, colonizzazione spaziale e superintelligenza artificiale che accomunano i titani della tecnologia c’è soprattutto una combinazione di paura e desiderio di controllo: “Se dovessi riassumerlo in una frase: sono ragazzotti cresciuti e arricchiti, che vogliono andare nello spazio e vivere al cospetto di un dio fatto dall’intelligenza artificiale. Spoiler: non succederà”.

Nonostante le critiche, Becker si mostra ottimista: “Non siamo inermi nelle mani di questi burattinai. Sta nascendo un movimento molto forte contro questi oligarchi della tecnologia con delirio di onnipotenza. Non vengono più ammirati come stravaganti e simpatici fautori del proprio successo. L’aria è cambiata. C’è un movimento diffuso e ormai visibile anche in politica che chiede di far loro pagare più tasse o contro i datacenter. La gente comincia a capire che bisogna fermarli. È un sentimento nuovo, e mi dà speranza”.