La procura ha aperto un fascicolo per peculato sulla vicenda dell’ufficio postale di Rovetta, in Val Seriana, dove è emerso un presunto ammanco di circa mezzo milione di euro dai conti correnti e dai libretti di risparmio di alcuni clienti. Il procedimento è affidato alla pm Maria Esposito.
Al centro delle indagini c’è l’ex direttrice dell’ufficio postale, una donna di una quarantina di anni residente a Fino del Monte, licenziata da Poste Italiane dopo l’emergere delle irregolarità. I carabinieri della Compagnia di Clusone stanno ricostruendo le operazioni contestate per chiarire la portata degli ammanchi e individuare tutti gli eventuali risparmiatori coinvolti.
Il peculato, previsto dall’articolo 314 del Codice penale, consiste nell’appropriarsi di denaro o altri beni che si hanno a disposizione per ragioni del proprio ufficio o servizio. La norma richiede che il fatto sia commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio che si impossessa di risorse affidategli proprio in virtù del ruolo. La differenza rispetto alla truffa riguarda il modo della sottrazione: nella truffa il profitto ingiusto si ottiene attraverso artifici o raggiri che inducono qualcuno in errore, mentre nel peculato il nodo centrale è l’appropriazione di beni di cui si aveva già la disponibilità per ragioni legate alle proprie funzioni.
La vicenda è emersa dopo la denuncia presentata nel giugno scorso da una coppia di coniugi di 84 anni, che avrebbe scoperto di aver perso complessivamente 148 mila euro dai propri risparmi nell’arco di circa due anni attraverso operazioni che, secondo quanto denunciato, non avrebbero mai autorizzato. Da quella segnalazione sono partiti gli accertamenti dei carabinieri, impegnati a ricostruire i movimenti contestati e a individuare gli altri clienti coinvolti.
L’apertura del fascicolo non equivale a una condanna: saranno gli accertamenti della procura a chiarire le condotte contestate e la loro esatta qualificazione giuridica. Eventuali ulteriori segnalazioni potranno contribuire a delineare un quadro più preciso sia sull’entità delle somme sia sul numero delle persone che potrebbero aver subito perdite.
Poste Italiane, che si dichiara parte lesa, ha assicurato che si impegnerà a garantire agli aventi diritto il rimborso delle somme indebitamente sottratte. L’azienda ha inoltre precisato che la vicenda è emersa anche grazie alla costante attività di prevenzione di eventi illeciti svolta e che ciò ha determinato l’immediato avvio di verifiche interne e delle indagini da parte delle Forze dell’ordine. Per rispondere alle richieste di chiarimento dei clienti, l’ufficio postale è stato temporaneamente rafforzato con una terza persona, in aggiunta ai due ispettori già presenti.
Sulla tutela dei risparmiatori si è mossa l’associazione Codici, che ha annunciato l’intenzione di avviare una class action per chiedere la restituzione delle somme mancanti dai conti dei clienti coinvolti. “È chiaro che i correntisti devono essere tutelati e questo significa restituire i soldi spariti dai loro conti. Abbiamo deciso di avviare una class action per ottenere il rimborso delle vittime di questa vicenda”, ha dichiarato Marina Peretto, avvocato dell’associazione. Codici invita i clienti dell’ufficio postale di Rovetta che abbiano riscontrato ammanchi a rivolgersi ai propri sportelli per ricevere assistenza e valutare la partecipazione all’iniziativa.
Il sindaco di Rovetta, Mauro Marinoni, non è risultato raggiungibile; il parroco, Don Augusto, ha preferito non esprimersi sulla vicenda.





























































