sabato, Ottobre 17, 2026
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Cuneo, firmato l’Accordo Quadro per l’inclusione lavorativa e sociale di detenuti ed ex detenuti

Si è svolto ieri a Cuneo, negli spazi di La Gemma Venture, l’incontro “Il futuro si costruisce prima”, conclusosi con la firma dell’Accordo Quadro di Filiera per l’inclusione lavorativa e sociale delle persone detenute ed ex detenute. L’intesa è stata descritta dagli organizzatori non come un atto puramente formale, ma come l’assunzione collettiva di un impegno concreto volto a mettere a sistema, stabilmente e in modo condiviso, esperienze e collaborazioni già avviate sul territorio.

L’iniziativa è promossa da Panaté, impresa che unisce la panificazione artigianale di qualità all’inclusione socio‑lavorativa, e il suo fondatore Davide Danni ha ricordato il percorso degli ultimi anni: “In questi anni abbiamo dimostrato che in carcere si può fare impresa, creare lavoro vero e costruire competenze. Ma abbiamo capito anche un’altra cosa: non basta preparare una persona a uscire, se fuori non c’è nulla di pronto ad accoglierne il percorso. Il rischio è che tutto quello che abbiamo costruito durante la detenzione si fermi proprio davanti al cancello. Per questo abbiamo bisogno di imprese, istituzioni e organizzazioni che lavorino insieme, ciascuna assumendosi una parte di responsabilità. Perché una vera economia carceraria non può finire al cancello del carcere. Il futuro di una persona va costruito prima che torni libera.”

La firma arriva a sette anni dall’avvio del progetto Panaté, nato nel 2019 con i primi laboratori artigianali all’interno della Casa Circondariale di Cuneo. Il modello si è poi esteso agli istituti penitenziari di Fossano, Torino, Padova, Rovigo e Genova e prevede, oltre alle attività interne, un laboratorio esterno a Magliano Alpi pensato per garantire continuità lavorativa dopo la detenzione. Panaté opera attraverso la gestione di laboratori produttivi in carcere e la creazione di filiere territoriali con cooperative, imprese e istituzioni per offrire lavoro durante la pena e percorsi di autonomia al rientro in società.

L’incontro è stato aperto dalle testimonianze di tre persone con un vissuto di detenzione — Alessandro, Massimiliano ed Erik — che hanno raccontato il delicato passaggio tra il “dentro” e il “fuori”. Le loro riflessioni hanno sottolineato in particolare l’incertezza e il disagio che possono accompagnare l’uscita, oltre al fatto che “il lavoro è solo una parte”. Danni ha richiamato l’importanza di trasformare il rientro in un percorso costruito: “Per troppo tempo abbiamo pensato il rientro in società come un salto. Ma nessuno è in grado di saltare un burrone, bisogna costruire un ponte.”

Al centro del progetto presentato c’è l’idea di colmare il vuoto tra dentro e fuori attraverso la costruzione simbolica di un “ponte” articolato in otto parole chiave — percorso, lavoro, formazione, opportunità, inserimento, casa, autonomia e continuità — a ciascuna delle quali corrisponde una responsabilità affidata a un firmatario. La Filiera è pensata come un sistema multidisciplinare e corresponsabile in cui nessun soggetto opera in solitudine ma ognuno svolge un ruolo specifico per garantire la continuità delle competenze e delle opportunità costruite durante la detenzione.

Sono stati indicati i compiti dei principali partner della filiera: la Cooperativa Sociale Glievitati per la continuità operativa dei laboratori e l’inserimento lavorativo; Confcommercio Cuneo, attraverso Ascomforma e Granda Lavoro, per orientamento, formazione e intermediazione con le imprese; Homes4All per soluzioni di abitare sociale; PerMicro per educazione finanziaria e percorsi di accesso al microcredito; Open Baladin e DEM MondoFood per la ricerca di sbocchi occupazionali; l’Amministrazione Penitenziaria — Casa Circondariale di Cuneo — per la garanzia istituzionale dei percorsi; Panaté Società Benefit come promotore e coordinatore del sistema.

Gabriele Cigliutti, in rappresentanza dell’Associazione Articolo 27, ha sottolineato come l’esperienza cuneese emerga, all’indomani dell’International Day of Education in Prison 2026, come un modello potenzialmente replicabile in altri territori. Il 14 ottobre, ha riferito la filiera, si traduce fin da subito in impegni operativi per il primo anno: misurazione costante dell’impatto sociale, formazione sul campo e coinvolgimento di nuove imprese locali disposte ad accogliere e accompagnare chi desidera ricominciare.

Le dichiarazioni dei rappresentanti dei soggetti firmatari hanno messo in luce motivazioni e criticità. Domenico Minervini, direttore della Casa Circondariale di Cuneo, ha ricordato che “abbiamo agito al contrario rispetto a quello che di solito si fa: prima abbiamo fatto le cose, e oggi firmiamo un accordo” e ha sottolineato la necessità di contesti nazionali che favoriscano iniziative simili. Piero Parente, presidente della Cooperativa Sociale Glievitati, ha evidenziato come il lavoro in carcere consenta di sviluppare autonomia e risorse utili anche al mondo della ristorazione. Roberto Ricchiardi, presidente di Confcommercio Cuneo, ha ricordato l’importanza di formare persone rispondenti alle richieste del mercato.

Ines Noto, direttrice dell’agenzia formativa Ascomforma, ha spiegato che all’interno del carcere sono possibili anche percorsi triennali che rilasciano titoli spendibili nel mondo del lavoro, compatibili con un impegno lavorativo. Salvatore Grizzanti, general manager di Open Baladin, ha sottolineato la volontà della rete di birrerie di accogliere almeno un ex detenuto in ciascun locale e di collaborare con la filiera Panaté, rilevando al contempo la necessità di percorsi formativi approfonditi. Anche Laura Zunino, direttrice generale di DEM MondoFood, ha confermato l’impegno dell’azienda a valutare i profili provenienti dal progetto per possibili inserimenti.

Federico Disegni, direttore generale di Homes4All, ha richiamato l’importanza dell’accompagnamento sociale oltre alla gestione abitativa, mentre Giulia Boioli, per la comunicazione di PerMicro, ha spiegato il ruolo del microcredito e dell’inclusione finanziaria nel vincere stigmi e favorire la bancabilità di persone oggi escluse dai canali tradizionali del credito.

Davide Danni ha rimarcato che con l’accordo non si inaugura una collaborazione di facciata, ma si dà “una struttura e una prospettiva a un lavoro che portiamo avanti da anni”, ponendo come sfida la misurabilità dei risultati e la replicabilità del modello: “Non voglio che Panaté resti un’eccezione. Vorrei che un giorno non ci fosse più bisogno di parlare di economia carceraria, perché il lavoro in carcere e la sua continuità fuori saranno diventati parte ordinaria del nostro sistema economico e sociale.”

All’incontro sono intervenuti anche esperti e istituzioni: Filippo Giordano, professore ordinario di Economia aziendale presso l’Università LUMSA, è intervenuto in collegamento da Roma sottolineando l’importanza di una visione condivisa; Luca Serale, vicesindaco di Cuneo, ha invitato a promuovere progetti come Panaté nelle scuole e nei grandi eventi; Nino Mana, rappresentante del Vescovo di Cuneo, ha presentato alcune attività di sensibilizzazione sul tema della giustizia riparativa svolte sul territorio.