sabato, Ottobre 17, 2026
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Liguria: Candia e Casella (AVS) chiedono divieto dei PFAS e bonifica

“I PFAS che stanno emergendo dai controlli nelle acque pubbliche liguri sono i resti lasciati nelle falde dal TFA, l’acido trifluoroacetico, un composto chimico lasciato nel terreno da alcuni inquinanti, come i gas refrigeranti, i pesticidi, le schiume antincendio. Chiederemo alla Regione Liguria di sostenere i Comuni liguri rimasti senz’acqua potabile e di vietare l’utilizzo di queste sostanze, che hanno ripercussioni gravissime sulla salute delle persone e sui bambini”, affermano Selena Candia, capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, e Jan Casella, consigliere regionale di AVS.

I due esponenti annunciano la presentazione di una mozione in Consiglio regionale per chiedere il divieto dell’utilizzo di tutti i PFAS, compreso il TFA. Secondo i rappresentanti di AVS, le recenti analisi dell’acqua nelle falde liguri confermano che il problema interessa il territorio e i cittadini, con particolare impatto sulle donne.

I Verdi Europei, su proposta dell’eurodeputata Cristina Guarda, hanno promosso un’indagine su 110 persone di nove Paesi europei, tra cui l’Italia. Allo studio volontario hanno partecipato anche la capogruppo Candida e Giorgia Parodi, co-portavoce genovese di Europa Verde. I dati raccolti, dichiarano i firmatari, evidenziano la presenza di TFA nel sangue del 100% dei partecipanti alla campagna europea, con concentrazioni “4 o 5 volte” superiori rispetto a tutti i vecchi PFAS messi insieme e i livelli “più alti mai registrati al mondo nell’essere umano”.

Nel comunicato viene inoltre sottolineato che l’acido trifluoroacetico può causare danni al feto, compromettere la fertilità e interferire con il sistema immunitario e il funzionamento della tiroide. Per affrontare l’emergenza, Candia e Casella chiedono alla Regione controlli prioritari sull’acqua erogata in scuole, asili nido, mense e strutture sanitarie e socio-sanitarie, garantendo forniture alternative sicure per tutta la durata dell’emergenza.

Tra le altre richieste vi sono l’accertamento delle cause della contaminazione e l’avvio della mappatura delle possibili fonti di inquinamento. Il sistema sanitario ligure, secondo la mozione annunciata, deve assicurare assistenza alle persone esposte, con particolare attenzione alle donne in età fertile. Il punto centrale della proposta è il divieto di produzione, impiego e commercializzazione dei PFAS, accompagnato dal sostegno alla ricerca e all’innovazione per riconvertire i processi produttivi verso soluzioni alternative.