Nei boschi della provincia di Savona è stato avvistato un giovane cinghiale zoppicante con una profonda ferita alla testa. Non è possibile stabilire con certezza l’origine della lesione: l’animale risulta ferito, impaurito e in difficoltà. Secondo il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), i vincoli che regolano il recupero e la detenzione della fauna selvatica possono rendere complicato intervenire sui cinghiali e per questo servono “procedure chiare ed efficaci” che consentano di prestare assistenza agli animali feriti.
PAI e OSA sottolineano che un cinghiale ferito “non può diventare invisibile davanti alla legge” e non può essere lasciato a soffrire per l’impossibilità di intervenire. Le due realtà contestano inoltre l’efficacia delle politiche fin qui adottate nei confronti dei cinghiali: “Da anni si ricorre agli abbattimenti dei cinghiali, eppure il problema non può dirsi risolto. Chiediamo che le politiche adottate vengano valutate sulla base di dati scientifici trasparenti, risultati verificabili e strategie realmente efficaci”.
La diffusione della peste suina africana è citata come fattore che rende più urgente una valutazione attenta delle misure di controllo: secondo PAI e OSA le battute collettive possono provocare spostamenti degli animali e devono essere valutate rispetto al rischio di diffusione del virus. Per questo sollecitano le istituzioni a rendere pubblici “i dati e le valutazioni scientifiche che giustificano le misure adottate” e pongono la domanda: “Se la caccia è la soluzione, perché continuiamo a discutere dello stesso problema dopo anni di abbattimenti?” Ribadiscono inoltre che, oltre ai numeri e alle strategie, resta la sofferenza degli animali.
Le organizzazioni esprimono preoccupazione anche per il quadro politico: l’autonomia differenziata e le possibili modifiche alla normativa nazionale sulla caccia, avvertono, sollevano interrogativi sulle future tutele della fauna selvatica. “Come PAI e OSA continueremo a chiedere che ogni scelta sia valutata alla luce delle evidenze scientifiche, della tutela della biodiversità e del rispetto degli animali”, dichiarano.
Nel frattempo, rilevano, il disegno di legge sulla caccia prosegue il suo iter parlamentare e l’onorevole Francesco Bruzzone ha assunto la presidenza della Commissione Agricoltura della Camera. Questa nomina, osservano PAI e OSA, rende “ancora più importante garantire un confronto trasparente, nel quale le ragioni della tutela ambientale e animale abbiano spazio e ascolto”.
Concludendo, PAI e OSA ribadiscono il rifiuto di considerare la fauna selvatica soltanto “un problema da eliminare” e si oppongono all’idea che la risposta a ogni difficoltà sia l’abbattimento. Chiedono prevenzione, ricerca, trasparenza, metodi efficaci e “un sistema che permetta di soccorrere gli animali in difficoltà”. “Perché dietro le decisioni politiche non ci sono soltanto numeri, piani di abbattimento e calendari venatori. Ci sono esseri viventi che provano dolore e paura”, concludono. “La caccia, per qualcuno è uno sport. Per lui, una ferita aperta, la paura e forse una condanna a morte”.





























































