Il grande pubblico aveva conosciuto Luigi Carbone durante la malattia di Papa Francesco, quando al Gemelli forniva aggiornamenti sulla salute del Pontefice nell’ultimo ricovero della primavera 2025, accanto all’infermiere di fiducia Massimiliano Strappetti.
Nominato a giugno dello scorso anno da Papa Leone XIV capo della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Carbone era già stato per anni vicedirettore della stessa direzione. Pur senza una nomina formale come medico personale del Papa, è lui a coordinare l’equipe di medici e infermieri che si occupa di Leone.
In passato il medico di fiducia del Pontefice era chiamato “archiatra”, ruolo in cui le cartelle cliniche restavano segretissime e le notizie sulla salute del Papa filtravano a rilento. Oggi, invece, le informazioni circolano con maggiore immediatezza: non solo un annuncio in mondovisione da parte del Papa all’Angelus di un intervento imminente, ma anche la precisa indicazione della problematica medica.
Carbone, che è medico del Gemelli e specialista in medicina d’urgenza e pronto soccorso, era con il Papa anche sull’aereo papale a fine settembre per il viaggio apostolico in Francia, insieme a un paio di infermieri. Con lui viaggia una valigetta medica dotata di tutta la strumentazione per controlli e interventi di emergenza.
La struttura sanitaria interna al Vaticano consente visite e approfondimenti diagnostici; in passato, si sono svolti perfino interventi chirurgici nell’appartamento pontificio, l’ultimo noto risale a Paolo VI quasi sessant’anni fa. Dall’epoca di Papa Wojtyla esiste inoltre al Policlinico Gemelli un’ala specifica al decimo piano, di fatto il reparto riservato ai Pontefici: è lì che verrà ricoverato Leone XIV. Si tratta di una sorta di mini-appartamento dotato anche di una cappella.
Per il tempo necessario saranno presenti i medici che seguono normalmente il Papa, a partire dal dottor Carbone, insieme ai suoi infermieri. In collaborazione con gli specialisti del cosiddetto “Vaticano terzo”, come lo chiamava scherzosamente Wojtyla, si prenderanno cura per una settimana — questo almeno il tempo di ricovero previsto — di Prevost.


























































