sabato, Ottobre 17, 2026
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Roncadelle, 17 ottobre: I Roncaì dè San Vigilio presentano J è propre robe dè macc!

La Compagnia Teatrale “I Roncaì dè San Vigilio” porta in scena sabato 17 ottobre, alle ore 20,30, al Cinema teatro Aurora di via Roma 7 a Roncadelle la commedia in tre atti in dialetto bresciano “J è propre robe dè macc!”. L’autrice dell’opera è Inia Belleri; la regia è affidata a Piera Dallera, con la collaborazione di Claudia Zanchi come suggeritrice e il contributo di Aurelio Ferraboli e Mauro Boni.

Inia Belleri commenta così la scelta del teatro dialettale: “Bello risentire quel tanto amato gergo dialettale che parlavano i nostri genitori negli ormai lontani anni ’70. Alcune espressioni, volutamente rispolverate, suonano così bislacche che sembrano ereditate da un popolo sconosciuto. Ma è la nostra lingua: un patrimonio culturale che va tramandato ed è proprio quello che i ‘Roncaì’ intendono con il loro Teatro dialettale”.

Il cast è composto da: Giuliano Polonini (Bepi), Ester Fenotti (Lucia), Paolo Tonolini (Piero), Antonio Corti (Fiordaliso), Roberta Duina (Carmen), Piera Dallera (Eugenia), Teresa Gianoncelli (Bianca e Madre Superiora), Mauro Resinelli (Giulio) e Tiziano Cabrini (Genio).

La vicenda segue il ritorno di Lucia, giovane novizia, alla casa paterna accompagnata dalla Madre Superiora. Al suo arrivo trova una famiglia in fermento: il fratello Bepi sogna imprese eroiche, il padre Piero ha riscoperto la gioia di vivere accanto a Carmen e al figlio Fiordaliso, mentre Eugenia e il marito Genio sono preoccupati per l’eredità. Tra equivoci, amori, rivalità e una “spedizione storica”, si intrecciano destini e situazioni comiche che conducono a un finale ricco di sorprese.

La commedia mette al centro i diversi atteggiamenti dei personaggi di fronte al cambiamento del capofamiglia, che dopo anni di vita morigerata esclama “Viva la tersa età”, suscitando sconcerto tra i figli. Ciascuno mostra la propria indole: chi teme per la moralità del padre, chi teme di perdere l’eredità, chi invece è preso da ambiziosi progetti destinati a finire “sui libri di storia”. La pièce, spiegano gli autori, ritrae una famiglia scombussolata che, tra risate e situazioni comiche, conferma il senso del titolo: “J è propre robe dè macc!”.