sabato, Ottobre 17, 2026
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Roma, a Welfair focus su AI, obesità e prevenzione per vivere in salute

La seconda giornata di Welfair – La fiera del fare Sanità, in corso alla Fiera di Roma fino al 16 ottobre, ha dedicato ampio spazio all’intelligenza artificiale applicata alla sanità e alla problematica dell’obesità, con interventi e tavole rotonde che hanno messo a confronto esperti di più discipline.

L’Osservatorio per l’AI in Sanità, nato per accompagnare le strutture sanitarie nell’adozione consapevole dell’intelligenza artificiale, ha avviato una mappatura delle soluzioni già presenti negli ospedali e nelle aziende sanitarie italiane. Tra le applicazioni censite figurano la diagnostica per immagini, i sistemi di supporto alle decisioni cliniche, la refertazione automatizzata, la telemedicina e la gestione dei processi. L’obiettivo dichiarato è fornire un framework utile a direttori sanitari, manager e professionisti per valutare le tecnologie disponibili, individuare requisiti di sicurezza e orientare le scelte di investimento.

I numeri alla base della spinta verso la digitalizzazione sono già significativi: “Nel 2025 la spesa italiana per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, mentre gli investimenti in AI e analytics sono aumentati di quasi il 90% in tre anni”, si legge nella nota. Tuttavia, avvertono gli organizzatori, la preparazione degli operatori fatica a tenere il passo: soltanto il 30% dei medici dichiara di aver ricevuto una formazione sull’intelligenza artificiale.

Sull’altro fronte, il gruppo di lavoro sull’obesità ha sottolineato la necessità di superare un approccio esclusivamente farmacologico, integrando gli aspetti clinici con dimensioni psicologiche, sociali e relazionali per costruire percorsi di cura più efficaci e strumenti di formazione concreti. A livello globale l’obesità interessa 950 milioni di persone; in Italia si stima coinvolga circa 6 milioni di persone, pari all’11-12% della popolazione, con un coinvolgimento di circa un terzo della popolazione infantile. Considerando anche il sovrappeso, circa metà degli italiani presenta un problema di peso.

I dati presentati al convegno evidenziano la rilevanza dell’eccesso ponderale come problema di salute pubblica: quattro adulti su dieci tra i 18 e i 69 anni sono in eccesso ponderale e circa una persona su dieci convive con obesità. L’eccesso di peso è collegato all’80% dei casi di diabete di tipo 2, al 55% delle malattie ipertensive e al 35% delle cardiopatie ischemiche; ogni anno è inoltre associato a oltre 64.000 decessi e a più di 571.000 anni vissuti con disabilità.

“Le nuove terapie rappresentano un’opportunità straordinaria, ma il mantenimento nel tempo del peso raggiunto richiede un approccio capace di considerare la persona nella sua interezza”, ha dichiarato Enrico Prosperi, presidente della Società italiana di educazione terapeutica. Prosperi ha evidenziato che la frequente ripresa del peso dipende anche da componenti psicologiche, emotive, sociali, culturali e relazionali che devono essere integrate nei percorsi terapeutici.

Tra i relatori intervenuti sono stati richiamati anche temi legati alla longevità in buona salute. Hanno partecipato, tra gli altri, Immaculata De Vivo, docente di Epidemiologia alla Harvard T.H. Chan School of Public Health e di Medicina alla Harvard Medical School; Giovanni Scapagnini, professore di Nutrizione clinica all’Università degli studi del Molise; ed Ennio Tasciotti, fondatore e direttore dell’Human longevity program dell’Irccs San Raffaele e professore di Biotecnologie all’Università San Raffaele. Il dibattito ha posto al centro il ruolo dei biomarcatori, le strategie di prevenzione e l’importanza degli stili di vita, dell’alimentazione e delle relazioni sociali.

De Vivo ha richiamato l’attenzione sul valore della prevenzione primaria, ancora meno valorizzata rispetto alla cura, sottolineando come gli stili di vita incidano sulla salute nel lungo periodo: “Non conta soltanto quello che mangiamo, ma anche con chi mangiamo”. Tasciotti ha aggiunto che le strategie più efficaci per vivere più a lungo in buona salute sono spesso semplici e accessibili — un’alimentazione equilibrata, la convivialità e abitudini di vita sane — mentre le nuove tecnologie permettono oggi di raccogliere e integrare informazioni utili a comprendere come le abitudini influiscano sui biomarcatori della salute.

Per Tasciotti la prevenzione ha anche un valore economico: “La prevenzione è anche un investimento strategico sul piano economico”. Citando uno studio di The European House – Ambrosetti, la nota ricorda che ogni euro investito in prevenzione può generare un ritorno di 1,8 euro grazie alla riduzione dei costi sanitari, delle assenze dal lavoro e degli oneri sociali a carico delle famiglie.