Non è ancora una disputa sui marmi del Partenone, ma il Regno Unito e la New York Public Library si trovano nuovamente in un braccio di ferro ad alto livello per l’orsetto Pooh, che compie cento anni questa settimana.
La regina Camilla avrebbe espresso il desiderio di riportare a casa il celebre peluche che ispirò i racconti di A. A. Milne o, quanto meno, di ottenerne una temporanea ospitalità a Windsor o a Buckingham Palace. L’invito reale, accompagnato in primavera dalla donazione di un esemplare storico del cangurino Ro, non ha però modificato la posizione della biblioteca della Fifth Avenue, che da decenni custodisce Pooh insieme a Pimpi, Ih-Oh, Tigro e Kanga e attira con questi protagonisti decine di migliaia di visitatori ogni anno.
L’orsetto originale, alto circa cinquanta centimetri, fu acquistato da Harrods nel 1921 per il primo compleanno di Christopher Robin, il figlio dello scrittore. Nel 1947, con il consenso di Christopher ormai adulto, Milne affidò i pupazzi all’editore americano per un tour promozionale; quarant’anni dopo quell’editore li donò alla biblioteca, dove oggi fanno compagnia alla scrivania di Charles Dickens, a una prima edizione di Platone e a un First Folio di Shakespeare. Più che una razzia coloniale, si è trattato di un viaggio all’estero divenuto soggiorno permanente.
Il Regno Unito non si è rassegnato. Nel 1998 la deputata laburista Gwyneth Dunwoody evocò il paragone con il Partenone: “Come i greci rivogliono i marmi Elgin, così noi rivogliamo Winnie the Pooh e i suoi splendidi amici”. La questione arrivò sul tavolo di Tony Blair e Bill Clinton, che, secondo le cronache, osservò che perdere gli orsetti sarebbe stato “unbearable”, insopportabile — un gioco di parole sul termine inglese bear. All’epoca il sindaco Rudy Giuliani si precipitò in biblioteca definendo Pooh “un esempio del meglio dell’immigrazione” e chiedendo scherzosamente all’orsetto se avesse la carta verde.
L’ultimo tentativo è passato per la diplomazia reale. Due anni fa Gyles Brandreth, scrittore, ex politico e amico di Christopher Robin, si recò a New York come emissario di Camilla per negoziare una visita dei pupazzi a Buckingham Palace in occasione del centenario. La regina ha anche visitato personalmente la biblioteca quest’anno, senza però riuscire a convincere i custodi dei peluche. Carlo e Camilla avevano fatto sapere che una stanza a Buckingham Palace o a Windsor sarà sempre pronta ad accogliere Pooh e i suoi amici. “Non è una campagna”, ha assicurato Brandreth al Washington Post: “È un invito”. Per ora, però, non c’è stato alcun cambiamento.


























































