Esiste una finestra di opportunità terapeutica molto breve — appena due o tre mesi — nelle fasi iniziali delle malattie reumatologiche autoimmuni e immunomediate: una diagnosi precoce e l’avvio tempestivo di una terapia efficace in questo periodo sono determinanti per migliorare la prognosi dei pazienti. “Nelle malattie reumatologiche autoimmuni e immunomediate esiste una finestra di opportunità terapeutica che dura appena due o tre mesi e si colloca nelle fasi iniziali della malattia. Riuscire a fare una diagnosi precoce e avviare una terapia efficace in questo periodo è fondamentale per garantire ai pazienti una prognosi migliore”, ha detto Andrea Doria, presidente della Società italiana di reumatologia (Sir).
La dichiarazione è stata resa nel corso di un evento promosso da Apmarr Aps Ets all’Auditorium Cosimo Piccinno del ministero della Salute a Roma, a pochi giorni dalla Giornata mondiale delle Malattie reumatologiche e rare.
Secondo Doria, il medico di medicina generale ha un ruolo centrale: deve saper riconoscere i segnali d’allarme e indirizzare il paziente al reumatologo territoriale o, quando necessario, a un centro ospedaliero di riferimento.
“Bisogna superare il riferimento occasionale, legato alle conoscenze personali, e costruire percorsi organizzati e automatici. Quando sul territorio viene individuato un possibile paziente con una malattia sistemica grave, deve esserci la possibilità di inviarlo direttamente al centro specialistico, che possa prenderlo in carico”, ha concluso.


























































