Il consiglio di amministrazione di Mps ha respinto la proposta di Intesa Sanpaolo di ritoccare la componente in contanti del corrispettivo da 1 a 1,25 euro per azione, ritenendola insufficiente a colmare il divario rispetto ai premi medi riconosciuti nelle offerte pubbliche volontarie comparabili del settore bancario italiano.
Nel comunicato diffuso dopo il Cda, il Monte prende atto dell’incremento dell’offerta da parte di Intesa ma precisa che “tale premio resta inferiore a quello mediamente osservato nelle offerte pubbliche volontarie comparabili del settore bancario italiano”, richiamate nel comunicato del 16 luglio, e pari a circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale precedente l’annuncio.
Il consiglio contesta inoltre le condizioni poste da Intesa per la prosecuzione dell’operazione, accusando la banca guidata da Carlo Messina di subordinare il proseguimento dell’offerta all’abbandono del progetto industriale del Monte senza offrire “alcuna certezza sul completamento dell’offerta” della stessa Intesa.
La risposta del Cda si articola su un doppio fronte: da una parte la valutazione del premio economico riconosciuto agli azionisti, dall’altra la difesa del percorso industriale avviato da Mps. Il consiglio afferma che il progetto del Monte, considerato naturale evoluzione dell’operazione Mediobanca, è stato concepito per accrescere il valore per gli azionisti attraverso una maggiore scala, la diversificazione delle fonti di ricavo e una partecipazione significativa al capitale e al valore futuro del gruppo risultante.
Di segno opposto, nella ricostruzione di Mps, sarebbe il disegno di Intesa Sanpaolo, che comporterebbe la disaggregazione delle attività del Monte tra distinti perimetri proprietari e industriali e richiederebbe ulteriori passaggi, decisioni e autorizzazioni per arrivare alla configurazione finale.
Siena e la Toscana costituiscono un altro capitolo della nota: Mps valuta positivamente il richiamo di Intesa all’importanza industriale, occupazionale e istituzionale del territorio, ma lamenta l’assenza di impegni concreti e quantificati su investimenti, livelli occupazionali, crescita del credito, funzioni da localizzare a Siena e tempi di attuazione. Alcune iniziative vengono ancora presentate come ipotesi da valutare, mentre, secondo il Monte, il futuro della città “non dipende soltanto dal mantenimento di una sede o di un marchio”, ma dalle funzioni decisionali, strategiche e industriali che saranno effettivamente esercitate sul territorio.
Mps richiama inoltre il progetto prospettato da Unipol con Bper, su cui si fonda parte della rappresentazione di Intesa relativa al futuro di Siena e della banca, sottolineando che quel progetto “non costituisce un impegno direttamente assunto da Intesa e resta subordinato alla definizione del perimetro, alle autorizzazioni necessarie e alle autonome valutazioni degli organi di Bper”.
Nella difesa del proprio piano industriale il Cda chiama in causa anche Generali: il progetto Mps, sostiene la nota, rafforzerebbe la presenza sul mercato di un operatore nazionale indipendente con scala significativa, ampliando le possibilità di scelta per famiglie, imprese e territori. L’offerta di Intesa, al contrario, determinerebbe un ulteriore rafforzamento del principale operatore bancario italiano e una maggiore concentrazione in diversi segmenti di attività, profili che sono oggetto dell’istruttoria avviata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Quanto alle prossime mosse, il consiglio di amministrazione e il management di Mps assicurano che continueranno a lavorare nell’interesse della banca e di tutti gli azionisti, “valutando e perseguendo ogni iniziativa idonea a tutelare e massimizzare il valore della loro partecipazione”.
Secondo diverse fonti finanziarie contattate dall’Adnkronos, l’obiettivo dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio potrebbe essere quello di provare ancora a giocarsi la partita in assemblea, cercando di convincere i fondi e facendo leva sulle valutazioni dei proxy advisor che devono ancora pronunciarsi, sebbene il passaggio potrebbe rivelarsi ostico alla luce del sostegno di alcuni azionisti di peso all’offerta di Intesa.
Sulla neutralità del governo nel risiko bancario è intervenuto Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, che ha dichiarato: “Ci sono due proposte strutturate e saranno gli azionisti, sarà il mercato, a scegliere dove andare”.
Commentando la decisione del Cda, Antonio Tognoli, responsabile della macroanalisi di Cfo Sim, l’ha definita “principalmente una strategia difensiva classica del Consiglio di Mps, con elementi di pressione sul prezzo/condizioni e di promozione del proprio progetto industriale”, osservando che sembra esserci un chiaro tentativo di spingere Intesa Sanpaolo a migliorare ulteriormente l’offerta cash o a chiarire ulteriormente.


























































