CASERTA – La Corte d’Appello di Napoli, Sesta Sezione Penale, ha parzialmente ribaltato la sentenza di primo grado nel processo sulla presunta gestione illecita di società di vigilanza privata e su presunte estorsioni nella zona di Parete, indicata come una delle roccaforti del clan Bidognetti.
Il collegio presieduto da Antonella Terzi con i consiglieri Daria Vecchione e Nicola Erminio Paone ha assolto Alessandro Barbieri, Antonio D’Abbronzo, Carlo Verdone ed Enrico Verso dall’accusa di intestazione fittizia: per questi imputati la corte ha stabilito che “il fatto non sussiste”. La decisione è stata pronunciata al termine dell’udienza del 15 ottobre 2026.
La Corte d’Appello ha inoltre revocato la confisca disposta dai giudici di primo grado e ha ordinato la restituzione di quanto era stato posto in sequestro agli aventi diritto. La sentenza di primo grado è stata confermata per il resto; i motivi della decisione saranno depositati entro sessanta giorni.
Con la pronuncia odierna la Corte ha dunque assolto tutti gli imputati dall’ipotesi di intestazione fittizia, ritenendo che il fatto non sussista. Rimane tuttavia confermata la condanna a tre anni nei confronti di Enrico Verso per un altro capo d’imputazione, relativo a un tentativo di estorsione che lo vedeva coinvolto insieme a Fioravante.
In primo grado il tribunale di Aversa-Napoli Nord aveva condannato Verso, detto “’o mannese”, a tre anni di reclusione. Secondo l’ipotesi accusatoria della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Verso, cognato di Raffaele Bidognetti (figlio di primo letto del boss Francesco “Cicciotto ’e mezzanotte”), avrebbe intestato fittiziamente a terzi alcune società di vigilanza privata per imporre il servizio a imprenditori e clienti avvalendosi della forza di intimidazione del clan.
Nella sentenza di primo grado gli altri imputati erano stati assolti perché “il fatto non sussiste”: tra loro Antonio D’Abbronzo, 52 anni di Villaricca; Eugenio Di Laura, 56 anni di Gricignano d’Aversa; Carlo Verdone, 64 anni di Roma (omonimo del noto attore); e Vincenzo Siano, 71 anni di Sant’Antimo. La condanna a tre anni per Verso riguardava lo specifico capo d’imputazione relativo al tentativo di estorsione contestato insieme a Salvatore Fioravante, detto “porcellino”, di San Marcellino, non imputato in questo processo.





























































