
Vertice in Provincia di Savona per affrontare la contaminazione degli acquedotti. Sette campionamenti sul torrente Maremola, filtri e collegamenti alternativi allo studio. Coinvolte anche alcune utenze di Loano, mentre resta da chiarire l’origine degli inquinanti.
16 ottobre 2026 – L’emergenza PFAS nel Ponente ligure entra in una nuova fase. Dopo le ordinanze che hanno imposto limitazioni all’utilizzo dell’acqua potabile a Borgio Verezzi, Pietra Ligure e in alcune zone di Villanova d’Albenga, le istituzioni stanno cercando soluzioni per garantire l’approvvigionamento idrico e individuare l’origine della contaminazione.
La novità più importante arriva dal vertice istituzionale del 15 ottobre, convocato presso la Provincia di Savona, al quale hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti di ARPAL, autorità sanitarie e gestori degli acquedotti.
Sul tavolo ci sono interventi tecnici, nuove verifiche ambientali e la possibilità di utilizzare collegamenti alternativi tra le reti idriche.
Ma per i cittadini resta la domanda più urgente: quando sarà possibile tornare a bere l’acqua del rubinetto?
Sette campionamenti sul Maremola: attesi nuovi risultati
Uno degli sviluppi più significativi riguarda le indagini ambientali.
Secondo quanto riferito dal presidente facente funzioni della Provincia di Savona, Demis Aghittino, ARPAL ha effettuato sette misurazioni lungo il torrente Maremola, nel tratto compreso tra l’area a monte di Magliolo e il mare.
I risultati sono attesi indicativamente per la fine della prossima settimana.
Si tratta di verifiche importanti per ricostruire la distribuzione degli inquinanti nell’ambiente e raccogliere elementi utili a individuare le possibili fonti della contaminazione.
Al momento, tuttavia, non è stata accertata pubblicamente una causa specifica.
Tra le ipotesi da verificare figurano possibili collegamenti con attività o siti del territorio e con sostanze utilizzate in passato nelle schiume antincendio.
Sono piste di indagine, non conclusioni definitive. Nessuna di queste ipotesi può essere presentata come causa accertata senza risultati analitici e verifiche documentate.
Filtri speciali e bypass: le soluzioni allo studio
Durante l’incontro in Provincia sono state esaminate diverse possibilità per ridurre i disagi.
Una consiste nell’installazione di sistemi di filtrazione specifici presso i pozzi interessati.
Un’altra prevede la realizzazione di collegamenti temporanei, o bypass, che permettano di alimentare determinate reti attraverso fonti idriche alternative.
Quest’ultima ipotesi viene valutata anche per Villanova d’Albenga, dove l’esclusione dei pozzi interessati dalle criticità potrebbe consentire l’approvvigionamento attraverso un acquedotto vicino.
Si tratta però di soluzioni ancora oggetto di valutazione tecnica.
Prima di ripristinare l’utilizzo potabile dell’acqua sarà necessario verificare l’efficacia degli interventi e ottenere i riscontri richiesti dalle autorità competenti.
Anche Loano coinvolta, ma soltanto in alcune zone
Dal vertice è emerso un ulteriore elemento che riguarda Loano.
Le criticità interessano marginalmente alcune utenze nelle vie Costino di Monte Carmelo e San Damiano, nella zona collinare al confine con Pietra Ligure.
Il problema è legato alla configurazione della rete idrica: alcune abitazioni vengono servite dall’acquedotto pietrese per ragioni altimetriche.
Questo non significa che l’intero acquedotto di Loano sia interessato dalla contaminazione.
La distinzione è importante: le limitazioni dipendono dalla rete che alimenta concretamente le singole utenze, non soltanto dai confini amministrativi comunali.
Borgio Verezzi: il ritorno alla normalità potrebbe richiedere mesi
A Borgio Verezzi l’emergenza è iniziata a settembre e le prospettive non sembrano immediate.
Secondo quanto riportato dalla TGR Liguria, per il ripristino della normalità si parla di un’attesa che potrebbe essere di almeno due mesi.
Non si tratta di una data certa per la revoca dell’ordinanza, ma di un’indicazione sulla possibile durata delle difficoltà.
La necessità di individuare le cause della contaminazione, effettuare ulteriori analisi e realizzare eventuali interventi sugli impianti rende difficile stabilire un calendario definitivo.
Pietra Ligure: resta il divieto sull’utilizzo alimentare
A Pietra Ligure continua a rappresentare un riferimento l’ordinanza del 13 ottobre, che ha introdotto il divieto di utilizzare l’acqua della rete pubblica per bere e preparare alimenti sull’intero territorio comunale.
Per affrontare i disagi sono stati predisposti punti di approvvigionamento alternativo.
L’eventuale ripristino della potabilità dovrà essere comunicato ufficialmente dalle autorità competenti.
Non è sufficiente che l’acqua appaia limpida o priva di odori: i PFAS non possono essere riconosciuti attraverso le normali caratteristiche visive o organolettiche.
Villanova d’Albenga: limitazioni territoriali e ricerca di alternative
A Villanova d’Albenga il divieto riguarda specifiche zone alimentate dalla rete interessata dalle analisi non conformi.
Le aree comprendono parte del capoluogo, Coasco e Borgoverde, secondo quanto stabilito nell’ordinanza del 13 ottobre.
La possibilità di realizzare un collegamento con una rete idrica alternativa rappresenta una delle opzioni considerate per superare le difficoltà.
Nel frattempo, i cittadini devono fare riferimento alle indicazioni ufficiali del Comune e del gestore per conoscere le modalità di approvvigionamento e l’esatta estensione delle limitazioni.
Cosa devono fare i cittadini
Nelle zone soggette ai provvedimenti, l’acqua dell’acquedotto non deve essere utilizzata per bere, cucinare o preparare alimenti.
È necessario utilizzare acqua proveniente da fonti sicure e seguire le istruzioni delle amministrazioni locali.
Una precauzione fondamentale riguarda l’ebollizione.
Bollire l’acqua non elimina i PFAS e non rende quindi utilizzabile per il consumo alimentare un’acqua soggetta a divieto per queste sostanze.
Per gli utilizzi igienico-sanitari, come lavarsi e pulire gli ambienti, occorre attenersi alle disposizioni della propria ordinanza.
Un problema che va oltre l’emergenza immediata
La vicenda del Savonese solleva interrogativi che riguardano la tutela delle risorse idriche e il monitoraggio degli inquinanti persistenti.
I PFAS sono una famiglia di sostanze chimiche sintetiche caratterizzate, in molti casi, da una notevole resistenza alla degradazione ambientale.
L’esposizione prolungata ad alcuni di questi composti è stata associata dalla ricerca scientifica a possibili effetti sulla salute.
La presenza di concentrazioni superiori ai parametri di riferimento non permette però di stabilire automaticamente conseguenze sanitarie per le singole persone.
Per questo è importante distinguere le misure di prevenzione, necessarie per ridurre l’esposizione, dagli accertamenti scientifici sulle eventuali conseguenze.
I prossimi giorni saranno decisivi per le indagini
L’attenzione è ora rivolta ai risultati dei campionamenti sul Maremola, alla fattibilità degli interventi sugli acquedotti e alle successive comunicazioni delle autorità.
Resta da chiarire l’origine degli inquinanti e quali soluzioni possano garantire il ripristino stabile della qualità dell’acqua.
La vera sfida non è soltanto riportare l’acqua potabile nelle case, ma comprendere perché si sia verificata la contaminazione e impedire che il problema si ripresenti.
Per i cittadini coinvolti, intanto, l’emergenza continua e ogni aggiornamento ufficiale può avere conseguenze concrete sulla vita quotidiana.


























































