sabato, Ottobre 17, 2026
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Milano: Meloni, sull’energia servono risposte strutturali e di lungo periodo

“Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo all’assemblea di Assolombarda a Milano, affrontando il tema del caro energia.

Meloni ha ricordato che con il decreto bollette era stato avviato “un confronto con Bruxelles per ridurre i costi per famiglie e imprese” e che “con la Commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica e il confronto è in fase avanzata”.

Secondo la premier, il governo ha stanziato “oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia”, ma si è trattato di misure di emergenza e servono soluzioni strutturali a lungo periodo. Tra gli interventi citati ha richiamato la diminuzione degli oneri in bolletta, “l’eliminazione del differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo” e strumenti come il gas release e l’energy release.

Sulle tensioni internazionali ha sottolineato che quando “le tensioni in Medio Oriente e lungo le rotte del Golfo hanno fatto schizzare i prezzi dei carburanti” il governo è intervenuto con tagli alle accise, accise mobili e l’abolizione del bollo auto su alcune vetture, oltre a rivolgere un appello alle principali società energetiche a calmierare i prezzi, al quale “diverse compagnie hanno risposto positivamente”.

Meloni ha inoltre ricordato che la potenza installata con le rinnovabili “è cresciuta di quasi il 40%” e che è stata rilanciata la produzione nazionale di petrolio e gas, perché “non è sensatissimo comprarli a migliaia di chilometri da qui quando una parte la possiamo estrarre in Italia”. Sul nucleare ha affermato che sono state create “le condizioni utili per avviare un percorso” con l’obiettivo di arrivare alla prima produzione di energia da nuovo nucleare “entro il prossimo decennio”.

Rivolgendosi agli imprenditori, la presidente del Consiglio ha ringraziato il mondo delle imprese e dei lavoratori per il contributo alla forza e all’autorevolezza internazionale dell’Italia. Ha evidenziato che “la crescita italiana è debole, ma l’economia ha retto l’onda d’urto” e ha citato i dati dei primi sei mesi dell’anno che, a suo dire, indicano che la crescita per il 2026 “può arrivare all’1 per cento, in linea con le principali economie europee”.

Meloni ha difeso il ruolo dello Stato come partner dell’industria: “Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri un mero soggetto da tassare”. “Lo Stato è alleato” dell’industria, ha ribadito, aggiungendo che il governo “ci sarà quando serve e vi lascerà lavorare”.

Sul versante europeo, la premier ha affermato che “l’Italia non siede in Europa per dire sempre di sì” e ha rivendicato il diritto di segnalare quando le cose non vanno. In merito al quadro finanziario pluriennale, ha detto che tra le nuove priorità deve esserci la competitività, ma senza reperire risorse “tagliando sulla coesione o sulla politica agricola”, che sono per l’Italia precondizioni fondamentali per crescita e autonomia strategica.

Meloni ha anche sollevato la questione dell’impatto dell’instabilità internazionale sull’inflazione, ricordando che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz e l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti. Ha osservato che i piani nazionali di bilancio erano stati approvati su un’inflazione programmata dell’1,8% mentre oggi “l’inflazione è molto più alta” e che parte della spesa pubblica si adegua automaticamente all’inflazione per legge, con “miliardi di euro di spesa in più senza che il governo abbia preso nessuna nuova decisione”. Ha detto che ne ha discusso il ministro Giorgetti all’Ecofin e che “io riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì”.

Infine, parlando di scenari internazionali, Meloni ha osservato che “è facile vedere opportunità negli Stati Uniti o nel Golfo, più difficile vederle in Africa”, ma ha ricordato che l’Africa è “il continente più giovane del pianeta e tra i mercati che cresceranno di più nei prossimi decenni” e che esserci significa non lasciare ad altri opportunità che possono essere soprattutto dell’Italia.