Il governo colombiano ha difeso la rimozione di oltre 30 opere dal Museo nazionale di Bogotá dedicate al femminismo, al movimento Lgbti e ai conflitti armati, una decisione del ministero della Cultura che ha suscitato critiche da parte di numerosi visitatori e media locali.
Nella sala “Fare società”, chiusa al pubblico per la ristrutturazione, sono stati ritirati cartelli, fotografie e oggetti legati alle vittime della violenza politica e all’accordo di pace del 2016 tra lo Stato e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).
Tra i materiali rimossi figurano una bandiera arcobaleno, un manifesto elettorale di Bernardo Jaramillo, candidato della sinistra assassinato nel 1990, e il cosiddetto “Balígrafo”, la penna ricavata da un proiettile usata per firmare l’accordo di pace dieci anni fa.
La ministra della Cultura, Paola Holguín, ha affermato che il museo non può essere uno strumento di “indottrinamento politico” né diffondere versioni “distorte” della storia, annunciando la revisione degli allestimenti e dei criteri espositivi.
La misura rientra nella “controrivoluzione culturale” annunciata dal presidente Abelardo de la Espriella, che ha ordinato di rimuovere dagli spazi pubblici le rappresentazioni considerate un’apologia del terrorismo. Tra le figure finite nel mirino del governo figura anche Carlos Pizarro, ex comandante della guerriglia M-19, assassinato nel 1990 durante la campagna presidenziale.



























































