(di Elisabetta Stefanelli)
Maria Grazia Calandrone firma La Luce del Sistema (Solferino, pag. 285, Euro 19,50), opera che prende il titolo dalla “luce” di una burocrazia cieca e inconsapevole, descritta con riferimenti kafkiani e capace di travolgere persone e intere esistenze per una semplice incomprensione.
Al centro del racconto c’è Ivie, nome di fantasia che indica una donna reale originaria della Nigeria. Portata in Italia con l’inganno e costretta alla prostituzione, Ivie subisce poi un’ulteriore ferita: lo Stato, che avrebbe dovuto proteggerla, le porta via due figlie affidandole in adozione ad altre famiglie sulla base di motivazioni non sostanziali ma di quella che il libro definisce una banale incomprensione. Sono passati dieci anni di corsi e ricorsi giudiziari senza una soluzione, mentre la madre accumula in un armadio i regali per i compleanni delle bambine e vorrebbe almeno poterle vedere.
Calandrone denuncia la “vittimizzazione secondaria di donne già vittime di ripetute violenze”, che vengono incolpate per le proprie condizioni e giudicate madri inadeguate da un sistema che invece dovrebbe tutelare l’unità familiare. L’autrice mette in luce come difficoltà culturali e linguistiche, spesso sottovalutate in Italia, contribuiscano a esiti estremi e invisibili.
Il libro non si limita alla vicenda della perdita delle figlie: ricostruisce la vita precedente di Ivie — lingua, credenze religiose, abitudini — restituiendo il mondo da cui proviene, difficilmente misurabile con il metro dell’occidentale italianità. Calandrone richiama anche l’attenzione sull’anonimato di molte persone arrivate clandestinamente in Italia e sfruttate, per le quali quasi nessuno si interessa alla storia personale, salvo l’impegno isolato di un sacerdote nel caso narrato.
Dal punto di vista stilistico, La Luce del Sistema si inserisce nella produzione dell’autrice, che alterna registri diversi ma mantiene un filo conduttore fatto di empatia e intensità poetica. Pur non essendo un giallo, il libro ha la tensione di un thriller reale; la sua forza sta nell’unire il valore letterario e la denuncia sociale in un insieme doloroso e insieme luminoso che colpisce il lettore.

























































