In un’intervista all’AdnKronos l’economista tedesco della Bocconi Daniel Gros ha commentato la decisione di Eni di applicare uno sconto sui carburanti, sostenendo che la mossa «indurrà le altre compagnie petrolifere ad abbassare i prezzi, ma poco».
Gros ha osservato che «nelle altre stazioni i prezzi sono andati giù di 7 millesimi». Secondo l’economista si tratta di «un mercato oligopolistico. Gli altri hanno un certo interesse a non perdere troppe quote di mercato. L’effetto traino ci sarà, ma poco».
Riguardo alla natura di Eni, Gros ha sottolineato che «Eni è un’azienda di stato. Se abbassa il prezzo, lo Stato (Tesoro e Cdp) incasserà meno dividendi. La differenza con una riduzione delle tasse è piccola (partecipano in misura minore anche gli altri azionisti)».
Sulle continue oscillazioni dei prezzi dei carburanti, l’economista ha attribuito i movimenti agli aggiustamenti delle raffinerie: «Questi continui movimenti dei prezzi dipendono dall’aggiustamento delle raffinerie che devono adesso utilizzare in molti casi un gregge diverso. Ci vorrà un po’ di tempo prima che il mercato trova un nuovo equilibrio».
Interrogato sulla necessità di introdurre un price cap, Gros ha risposto che è «meglio lasciare operare il mercato che finora ci ha aiutato a evitare i problemi rifornimento paventati in primavera».
L’intervista ha poi affrontato il tema delle aggregazioni bancarie. Sulla necessità di fusioni per competere con le grandi banche statunitensi, Gros si è mostrato scettico: «Non sono d’accordo. Non vedo il bisogno di aggregazioni per competere con i colossi americani, che fanno profitto dalla loro posizione da oligopolio». Aggiungendo che «le ricerche non evidenziano economie di scala per le banche oltre una dimensione di bilancio di qualche miliardo».
Sul rischio che le aggregazioni possano compromettere le linee di credito a famiglie e piccole e medie imprese, ha detto di non vedere tale pericolo: «Non vedo questo rischio. Tutte le banche utilizzano i modelli di rischio con Ia».
Infine, sulla questione del mercato unico dei capitali nell’Unione Europea, Gros ha affermato che la competitività delle banche europee dipende meno dall’assenza di un mercato unico dei capitali che da «costi di personale molto rigidi, che rallentano l’adozione di tecnologie It». «Il caso Commerzbank ci insegna — ha concluso — che è più importante avere un mercato/concorrenza per corporate control, che un mercato unico dei capitali a livello europeo».

























































