sabato, Ottobre 17, 2026
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Roma: Vittoria Colonna commissionò le Maddalene a Tiziano, Michelangelo e Pontormo

Di Francesca Chiri

In concomitanza con la mostra aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma, arriva un nuovo volume che riaccende l’attenzione su una celebre vicenda artistica del Rinascimento: la commissione di una Maddalena a Vittoria Colonna che mise in gioco, a distanza, Tiziano e Michelangelo. La storia è raccontata in uno dei 31 capitoli di Nel raggio di Apollo, la raccolta di saggi di Andrea Donati (ETGRAPHIAE EDITORE; 375 PAGINE; ILLUSTRAZIONI A COLORI; 200 EURO).

Il volume, che riunisce saggi che coprono circa tre secoli di storia dell’arte — alcuni già editi e aggiornati, altri inediti — riporta tra l’altro i risultati degli studi di Donati sulla figura della Maddalena e sulla trasposizione che ne fece per primo Tiziano, quando dipinse per Vittoria Colonna. Secondo l’autore, la Maddalena penitente “ha colpito l’immaginario erotico, piuttosto che il sentimento religioso, stimolando generazioni di artisti” e contribuì in modo significativo alla fortuna di Tiziano, il quale realizzò versioni del quadro per decine e decine di committenti.

La vicenda risale al 1531. Vittoria Colonna, nobildonna e poetessa, vedova del marchese di Pescara Ferrante d’Avalos — morto circa cinque anni prima dopo la battaglia di Pavia — risiedeva sull’isola d’Ischia, nel castello che ospitava una corte rinascimentale frequentata da dame, cavalieri e artisti. Devota a santa Maria Maddalena, la marchesa collezionava già rappresentazioni della Santa; durante la vedovanza il culto divenne quasi ossessivo e fu allora che ordinò una Maddalena “bellissima, lagrimosa più che si può”, incaricando sia Tiziano sia Michelangelo e scatenando una competizione a distanza che Donati definisce sorprendente per l’audacia della richiesta e per la congiuntura storica.

Tiziano rispose prontamente: nel giro di due mesi consegnò l’opera, realizzando quel capolavoro in cui al tema sacro del pentimento si unisce una marcata carica erotica, con la Maddalena dalla pelle chiarissima e dai folti capelli biondo-rame. Michelangelo, invece, tergiversò a lungo. Firenze era stata appena riconquistata dalle truppe imperiali capitanate da Alfonso d’Avalos, dopo la capitolazione della Repubblica Fiorentina che Michelangelo aveva sostenuto; l’artista si trovò in difficoltà per il suo precedente contrasto col Pontefice e, ottenuto il perdono, era obbligato a servire unicamente il Papa.

Messo alle strette dalla marchesa, Michelangelo decise infine di disegnare un cartone preparatorio della Maddalena e di farlo dipingere da un’altra mano nel suo studio, dove poteva seguire l’evoluzione dell’opera. Il pittore a cui affidò il compito fu Jacopo Pontormo. L’interpretazione michelangiolesca rappresenta la Maddalena nel momento in cui le appare il Cristo risorto e le dice “Noli me tangere”: non più un corpo fisico, ma il corpo risorto. Donati osserva che questa scelta stava quasi a significare la ritrosia di Michelangelo, desideroso di avvicinarsi alla marchesa ma impedito nel soddisfare pienamente la sua richiesta — un “noli me tangere” che sottolineava il vincolo dell’artista verso il Pontefice.