sabato, Ottobre 17, 2026
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Racconigi: crisi ex Ilva, chiesta l’ampliamento della cassa integrazione fino a 8.622

La crisi dell’ex Ilva riemerge come fattore di incertezza per l’industria siderurgica italiana e investe anche il Cuneese: tra gli stabilimenti coinvolti nella nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria presentata da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria figura infatti quello di Racconigi.

L’azienda ha chiesto di ampliare la cassa integrazione dagli attuali 4.450 lavoratori fino a un massimo di 8.622, con validità fino al 28 febbraio 2027, salvo eventuali proroghe o rinnovi. La procedura riguarda altri 4.172 dipendenti e interessa quasi tutti gli stabilimenti del gruppo, per un totale di 9.626 addetti.

Il peso maggiore ricade sul sito di Taranto, dove potrebbero essere coinvolti fino a 6.964 lavoratori su 7.875. La richiesta riguarda inoltre gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e altri impianti, tra cui Racconigi, Marghera, Paderno e Legnaro. Per lo stabilimento cuneese non sono stati indicati numeri specifici relativi ai lavoratori interessati, ma resta evidente il rischio di ripercussioni sul tessuto produttivo piemontese.

All’origine della decisione, secondo la comunicazione aziendale, c’è il peggioramento della situazione dell’ex Ilva, aggravata dallo stop all’area a caldo di Taranto disposto nell’ambito delle vicende giudiziarie. I commissari straordinari hanno ritenuto necessario adeguare l’organizzazione aziendale alle conseguenze di quel provvedimento. L’azienda precisa che gli 8.622 rappresentano il numero massimo medio di sospensioni contemporanee richieste e non necessariamente il numero di persone sempre in cassa integrazione nello stesso momento.

La reazione dei sindacati è netta: la Fim Cisl osserva che l’aumento della Cigs non è inatteso, ma sottolinea la priorità di assicurare continuità lavorativa e sostegno ai dipendenti. La Uilm denuncia la gravità della crisi, che rischia di lasciare migliaia di persone lontane dal lavoro, e sollecita misure straordinarie, prepensionamenti e incentivi all’esodo volontario per chi ne abbia i requisiti. La Fiom-Cgil definisce invece inaccettabile l’ampliamento della procedura per dimensioni e tempi, alla luce delle mobilitazioni dei lavoratori e degli imminenti confronti istituzionali.

Sono in calendario due appuntamenti considerati decisivi dai sindacati: il 20 ottobre al ministero del Lavoro e il 27 ottobre a Palazzo Chigi, occasioni in cui sarà chiesto di ottenere chiarimenti e garanzie sul futuro del gruppo e dei suoi lavoratori.