sabato, Ottobre 17, 2026
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Caserta, rapinato l’avvocato e candidato Gennaro Iannotti: chiede riforma della sicurezza

Il tema della criminalità resta al centro del dibattito a Caserta, in coincidenza con la pubblicazione dell’Indice della Criminalità curato storicamente da Il Sole 24 Ore. Su queste pagine sono già stati pubblicati due approfondimenti: il primo, sui dati relativi al territorio casertano, sottolineava come la flessione del 4,8% dei reati denunciati nel 2025 sia, sotto molti aspetti, illusoria e non rappresenti un reale miglioramento della sicurezza generale; il secondo prendeva le mosse dalle dichiarazioni dei parlamentari casertani, giudicate in alcuni casi aleatorie o apertamente di segno ideologico.

Oggi torniamo sull’argomento rilanciando il video pubblicato dall’avvocato penalista e candidato alla prossima sindacatura Gennaro Iannotti dopo la rapina subita la notte scorsa lungo via Sossietto Chiesa. Nel filmato Iannotti prende le distanze dall’ipotesi che si tratti di un’iniziativa elettorale finalizzata a richiamare l’attenzione sulla sua persona e non si limita a richiedere contromisure immediate come il potenziamento dell’illuminazione pubblica o un maggior presidio del territorio.

L’avvocato lancia invece una proposta più ampia: una revisione radicale del sistema della sicurezza pubblica, che secondo lui risulta ormai incapace di arginare la marea di violenza, illegalità e abusi che investe il Paese, fronteggiata finora con risposte che l’articolo definisce “classici pannicelli caldi”. In un passaggio del video Iannotti afferma: “Una cosa è leggere sulle carte una denuncia per rapina, un’altra cosa è viverla…”, sottolineando la differenza tra la valutazione tecnica di un reato e l’esperienza diretta della vittima.

Il pezzo richiama anche un principio giuridico antico, ricordando che i giuristi latini ammettevano come l’aggredito «non habet stateram in manu»: non ha la bilancia in mano per soppesare e calibrare la reazione in modo perfettamente proporzionato come pretende l’impianto normativo odierno. Secondo l’analisi riportata, la giurisprudenza recente avrebbe progressivamente abbandonato questo approccio, sotto la spinta di un populismo penale e di un diritto penale “vittimario” che avrebbe prodotto effetti paradossali se non devastanti.

L’articolo richiama alcuni casi giudiziari controversi citati come esempi di questa evoluzione: il caso Roggero, del gioielliere che, reagendo all’ennesima rapina subita, uccise due rapinatori e ne ferì un terzo, condannato a 17 anni di carcere a titolo di omicidio volontario; il caso Spaccarotella, l’agente di polizia che, nel tentativo di sedare una rissa tra tifosi, esplose un colpo a scopo intimidatorio uccidendo uno dei presenti e venne condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione; e il caso dell’Ad delle Ferrovie Mauro Moretti, condannato a 7 anni e 4 mesi per responsabilità da posizione di vertice, pena poi ridotta a 5 anni.

Nelle ultime ore è inoltre emerso il furto in abitazione subito dal giornalista Massimo Gramellini, descritto nell’articolo come noto critico del caso Roggero. Le cronache non riportano le sue reazioni personali; l’articolo osserva tuttavia che, se umane, difficilmente quelle reazioni saranno state fredde o distaccate.

L’editoriale conclude rimarcando che finché la sicurezza sarà teorizzata “al riparo di una scrivania o dalle colonne di un commento a mente fredda”, il vissuto delle vittime resterà distorto. La sicurezza, si legge, non è un esercizio di stile per giuristi ed esegeti ma un diritto primario che lo Stato deve garantire, ricordando i numeri complessivi: oltre 2,36 milioni di reati commessi in Italia nello scorso anno, che secondo l’articolo attesterebbero la necessità di risposte più incisive.

Il video dell’avvocato Iannotti è pubblicato assieme al pezzo.