sabato, Ottobre 17, 2026
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Pompei, nuove tecnologie per svelare gli scavi settecenteschi della villa di Cicerone

Nuove tecnologie sono al centro di un progetto volto a chiarire il mistero degli scavi settecenteschi a Pompei, con particolare attenzione alla villa di Cicerone nel Parco archeologico di Pompei. La villa fu scavata a partire dal 1748, cioè dall’inizio ufficiale delle esplorazioni sistematiche della città, e gli interventi proseguirono con interruzioni fino al 1779.

L’esplorazione settecentesca avvenne tramite un sistema di “crateri” — grandi fosse, trincee e gallerie — tipico dei primi scavi promossi dalla corte Borbonica. Dopo gli scavi, mosaici, affreschi e reperti ritenuti particolarmente pregevoli furono portati via e la villa fu poi interrata.

Oggi della villa resta una collina verde nel Parco archeologico, coperta da frutteti e vigneti che rientrano nel progetto “Azienda agricola Pompei”. Diversamente da altri scavi settecenteschi, come quelli nella casa del Tiaso, indagata nuovamente nel 2023-2025, l’intervento nella villa di Cicerone è stato documentato attraverso diari e planimetrie.

“È l’unica possibilità che ci rimane – spiega il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – di capire fino in fondo il metodo di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell’epoca con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un po’ ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando. Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata”.