La crescita globale mantiene un ritmo del 3% e il Fondo monetario internazionale si appresta a rivedere al rialzo le previsioni per le economie europee, nonostante siano al centro di una “tempesta perfetta” fatta di guerra in Ucraina, crisi di Hormuz, shock energetico e rischio spread. Gran parte del merito della tenuta verrebbe attribuita all’intelligenza artificiale, che ha attratto investimenti massicci e ha fatto del 2026 un anno di “resilienza”, pur senza certezze su quanto potrà durare, secondo la diagnosi che il Fondo intende presentare sull’economia mondiale.
La direttrice generale Kristalina Georgieva, padrona di casa ai meeting annuali quest’anno ospitati dalla Thailandia, aveva avvertito che “l’inverno sta arrivando”. L’economia globale, ha spiegato, “viene tirata in due direzioni opposte: uno shock negativo di offerta energetica, e uno shock di domanda positivo dall’Ia”. I mercati temono che i prezzi dell’energia possano innescare uno shock inflazionistico di fronte al quale le banche centrali saranno costrette ad aumentare i tassi: a differenza della grande crisi finanziaria, osserva il Fondo, non potranno — almeno sulla carta — sostenere i Paesi più indebitati con leve monetarie.
A complicare la situazione c’è il livello record del debito e la crescita della spesa per interessi, testimoniata dagli spread. Per questo motivo il Fmi intende richiamare i Paesi alla necessità di tenere sotto controllo la spesa pubblica, riducendo lo spazio di manovra delle misure di bilancio per sostenere la crescita.
Nonostante il 3% appaia modesto, il Fondo sottolinea che la situazione poteva essere peggiore. Diversi Paesi hanno riorganizzato le forniture energetiche — “per l’Europa basta guardare alla sostituzione del gas dal Qatar” — e l’intelligenza artificiale ha dato un impulso rilevante. Il forte aumento degli investimenti statunitensi in data center, finanziati a debito, ha spiazzato sui mercati i treasury Usa portando i rendimenti ai massimi di oltre 20 anni. L’Ia è vista come un “game changer” per la crescita: pur non avendo modelli autonomi “di frontiera” come quelli statunitensi, l’Europa è comunque ben inserita nella catena globale.
“Può piacere o meno, può essere temuta ma è qui, sta diventando rapidamente un driver essenziale della relativa fortuna economica di un Paese nell’economia mondiale”, ha detto Georgieva, anticipando i panel sull’impatto economico dell’intelligenza artificiale in programma fino alla conclusione dei meeting Fmi il 18 ottobre. Sul mercato del lavoro, l’Ia impatterà circa il 40% dei posti in quello che Georgieva definisce uno “tsunami al rallentatore”. Per chi non è nella catena del valore dei chip, dei data center e delle materie prime essenziali, o per chi è troppo dipendente dall’import di energia, si profila uno svantaggio competitivo decisivo.
Il messaggio del Fondo è anche un monito a rafforzare la cooperazione tra Paesi. Nei lavori del Fmi, il nome di Donald Trump resta l’elefante nella stanza: non viene nominato ma è indicato come il principale fattore disgregante per il “vecchio mondo” delle istituzioni multilaterali.
Al meeting, il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent non sarà presente a Bangkok. Per l’Italia parteciperanno il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Tra i leader europei spicca una folta delegazione della Bce guidata dalla presidente Christine Lagarde, al centro delle speculazioni su una sua uscita anticipata e sul conseguente toto-nomine a Francoforte.


























































