“Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato”. Con questa dichiarazione i lavoratori ex Ilva di Cornigliano, entrati nella zona imbarchi del “Colombo” di Genova, hanno avviato la nuova protesta contro la richiesta di cassa integrazione avanzata dai commissari dell’ex Ilva.
Aprendo l’assemblea, Armando Palombo (Fiom) ha spiegato la determinazione dei lavoratori: “Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla”. Palombo ha denunciato lo “strappo” dei commissari, ricordando che “mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città: chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato”. Secondo Palombo, Genova non può aspettare dieci anni per il green mentre il mercato richiede subito i rotoli.
Nicola Appice (Fim Cisl) ha posto l’accento sulla vertenza complessiva e sull’imminente pronunciamento della Cassazione per Taranto. “I tre giorni sotto la prefettura sembravano aver garantito una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per non fermare Genova. Poi venerdì è arrivata la comunicazione di una cassa integrazione che rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito: siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro”, ha detto Appice.
A chiudere gli interventi dal palco è stato Fabio Ceraudo, di Usb, che ha ribadito la necessità per Genova di difendere il proprio presidio industriale.

























































