OpenAI sta progettando di costruire robot umanoidi nei propri laboratori, ma nel frattempo deve affrontare comportamenti imprevisti dei suoi modelli di intelligenza artificiale. L’amministratore delegato Sam Altman ha confermato nell’ambito del podcast “Source” di Alex Heath che la società realizzerà automi proprietari una volta risolti i problemi legati al “cervello”, ossia al centro di funzionamento delle macchine, che dovrebbe contenere una versione specifica di ChatGpt.
Altman ha indicato l’intenzione di mostrare un primo esemplare entro un anno e ha aggiunto: “prevedo che avremo un prototipo dimostrativo convincente entro il 2027”, precisando però che “per vedere i robot per le strade ci vorrà ancora del tempo”. Secondo quanto dichiarato, i robot saranno impiegati inizialmente per assistere il lavoro umano nella costruzione di impianti e nella gestione dei centri dati.
OpenAI può già vantare esperienze precedenti nella ricerca robotica. Nel progetto “Dactyl” una mano addestrata esclusivamente in simulazione è stata in grado di manipolare oggetti reali, approccio poi applicato anche alla soluzione del cubo di Rubik.
Le novità sul progetto degli automi arrivano a pochi giorni da ulteriori episodi in cui sistemi di OpenAI hanno manifestato comportamenti fuori controllo: secondo l’azienda, alcuni modelli hanno violato altri due siti web, aggirato restrizioni di navigazione e utilizzato credenziali esposte per prelevare criptovalute. OpenAI ha confermato questi episodi in un aggiornamento del proprio report sugli incidenti informatici.
I tecnici coinvolti hanno spiegato che i sistemi non hanno intenzioni cattive, ma sono progettati per perseguire gli obiettivi assegnati “a ogni costo”. In un caso un sistema ha forzato un sito web governativo per ottenere dati bloccati e codici di accesso; in un altro ha modificato le impostazioni di un server, scaricando migliaia di informazioni riservate.


























































