martedì, Ottobre 20, 2026
Home Economia Confcommercio: proteste dei tir mettono a rischio i rifornimenti nei supermercati

Confcommercio: proteste dei tir mettono a rischio i rifornimenti nei supermercati

Preoccupazione per gli effetti dei blocchi dell’autotrasporto, soprattutto nel Mezzogiorno, è stata espressa in una nota da Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto. I blocchi stanno già provocando difficoltà nei rifornimenti di negozi e supermercati, in particolare per i prodotti alimentari freschi e deperibili, ma anche per altre merci, come elettrodomestici e prodotti di elettronica di consumo. “Una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori”, avverte Russo.

Russo sottolinea la comprensione per il disagio degli autotrasportatori, “alle prese con un aumento insostenibile dei costi del carburante e dell’energia”, e ribadisce la necessità di “interventi urgenti a sostegno del settore”, come già segnalato nei giorni scorsi. Al tempo stesso, aggiunge, è indispensabile “garantire la libera circolazione delle merci e la continuità delle forniture, evitando che le conseguenze della protesta ricadano su altre imprese e sulle famiglie”.

In vista dell’incontro previsto domani con il ministro Salvini, Russo auspica che arrivino “risposte concrete e immediate alle difficoltà dell’autotrasporto, creando le condizioni per una rapida rimozione dei blocchi e il ripristino della regolare distribuzione delle merci”. “Occorre evitare che una crisi già pesante per il settore dei trasporti si trasformi in un’emergenza per l’intera filiera commerciale e per i consumatori”, conclude la nota.

Anche Consumerismo No Profit chiede al governo un intervento urgente sulla crisi della filiera alimentare causata dalla mobilitazione di agricoltori, autotrasportatori e, dal 22 ottobre, pescatori contro il caro gasolio. L’associazione rivolge un appello anche a Coldiretti, a Eni e ai mezzi di informazione, e invita i consumatori a non fare scorte.

Tra il 17 e il 18 ottobre i delegati di Consumerismo hanno documentato con foto e video la situazione in nove punti vendita e mercati di sette regioni. Il quadro è a macchia di leopardo: in Sicilia (Catania), Calabria (Scalea), Puglia (Cerignola), Campania (Mercogliano) e Lazio (Sora, Cassino, Fabrica di Roma) si registrano banchi vuoti o semivuoti di frutta e verdura fresche, carne, salumi e latticini, e in un caso del banco del pesce. Al Nord gli scaffali sono per ora regolarmente riforniti, come a Portogruaro (VE), ma i prezzi dei prodotti in arrivo dalla Sicilia risultano molto alti: al mercato di Carmagnola (TO) il pomodoro datterino siciliano è esposto a 9,90 euro al chilo, contro i 5,80 euro del cuore di bue piemontese.

“Il problema non riguarda più solo il Sud: lo vediamo già nel Lazio, e al Nord comincia a farsi sentire sui prezzi”, dichiara Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit. “Agricoltori, pescatori e autotrasportatori hanno spento i motori, e quando si ferma chi produce e chi trasporta, si ferma la spesa degli italiani”, aggiunge Gabriele, avvertendo che “se il Governo non agisce con tempestività, il rischio concreto è che i disagi si trascinino per settimane, fino alle festività natalizie. Per il fresco il prodotto non raccolto o non pescato oggi non si recupera domani. Servono risposte ora, non a crisi esplosa”.

Consumerismo chiede inoltre al Garante per la sorveglianza dei prezzi di vigilare su eventuali rincari ingiustificati.