Il rapper Marracash si è espresso su Instagram con un lungo post accompagnato da due fotografie che ritraggono, in una, un manifestante che corre con il tricolore sulle spalle nella nebbia dei fumogeni lanciati dalla polizia a Milano e, nell’altra, un camion con lo striscione “Non è solo la protesta dei trasporti, ma del popolo”.
“Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto”, scrive l’artista.
Nel suo intervento Marracash afferma di aver atteso a lungo la reazione mostrata nelle immagini: “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”. Ricorda inoltre che un anno prima, da un palco, aveva detto che “il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio” e che due anni fa aveva pubblicato “un disco catastrofista già dal titolo”.
Sull’uso dei social come strumento di protesta, Marracash si mostra critico: “Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente”. Pur rispettando chi sceglie quei canali, sottolinea che per lui l’impegno e l’autorevolezza si dimostrano nel tempo “attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici.”
Conclude riaffermando le sue preferenze comunicative: “Semplicemente questo non è il mio canale preferito… Lo sono i testi, la musica, i concerti, le interviste. I social per me sono un ufficio stampa”.

























































