(di Elisabetta Stefanelli)
La Madonna chinata verso il pubblico de L’Annunciazione di Tiziano, la grande tavola realizzata per la Cattedrale di Treviso, viene messa a confronto alla Galleria Borghese con la figura femminile di Amor Sacro e Amor Profano. Le due opere, esposte nella stessa sala da oggi e fino all’8 dicembre, offrono un gioco di analogie e differenze che conduce lo spettatore nel cuore della produzione del maestro veneto, nel segno dei 450 anni dalla sua morte.
Secondo la curatrice della mostra dossier Maria Giovanna Sarti, «Per prima cosa ad accomunare i due quadri è il soggetto femminile, con l’idealizzazione nella sacralità della figura». Sarti segnala anche l’uso dell’antico: nel quadro di Treviso è stato appena rivelato un bassorilievo sullo sfondo con l’immagine dello svelamento di Amore e Psiche, mentre nell’altro dipinto compare un sarcofago. In entrambi, inoltre, è presente uno stemma in posizione strategica, un elemento non consueto nelle opere di Tiziano.
Il restauro recente de L’Annunciazione ha portato alla luce dettagli inediti, a cominciare dall’iscrizione con firma e dalla committenza di Broccardo Malchiostro con l’indicazione dell’anno 1520. Il canonico, che appare anche raffigurato nella scena come una piccola figura inginocchiata sullo sfondo, aveva commissionato l’opera per completare la cappella Malchiostro della cattedrale di Treviso. Il dipinto, considerato la prima Annunciazione di Tiziano e tra le prime prove di prospettiva non centrata, mostra le Dolomiti sullo sfondo e, a un esame approfondito, un angelo che sembra avere tre gambe. L’opera è stata spostata temporaneamente perché nella cappella trevigiana sono in corso i restauri agli affreschi del Pordenone, che raffigurano il mistero dell’incarnazione di Cristo.
«È un’occasione unica — ha sottolineato la direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti — per mostrare appunto questo restauro esemplare e il quadro con gli elementi scoperti che lo arricchiscono». Cappelletti ha ricordato inoltre che l’evento si inserisce nel modello espositivo della Galleria, avviato nel 2022 nel segno del maestro veneto, che prevede il confronto tra opere del museo e prestiti da altre istituzioni; un precedente in quest’ambito fu la mostra Dialoghi di natura e di amore, che metteva in relazione la Ninfa e il Pastore del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Tra le altre scoperte emerse dall’intervento conservativo figura un talamo di velluto verde nascosto dietro le mura, un elemento che richiama la verginità di Maria e che stabilisce, secondo il testo della mostra, un dialogo con Amor Sacro e Amor Profano. Quest’ultimo quadro era stato realizzato in occasione del matrimonio del veneziano Niccolò Aurelio e di Laura Bigarotto: nello stesso dipinto compare lo stemma del committente, in una «declinazione delle forme d’amore a dir poco poetica».


























































