martedì, Ottobre 20, 2026
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A Roma Francesca Astrei, Premio Ubu under 35, porta in scena Gli elefanti nella stanza

(di Paolo Petroni)

“Elephant in the room” – l’espressione che indica una realtà evidente ma ignorata per imbarazzo o incapacità di affrontarla – diventa il filo conduttore del monologo di Francesca Astrei, Gli elefanti nella stanza, prodotto dal Teatro di Roma e in scena all’India sino al primo novembre. L’attrice costruisce uno spettacolo intenso ed emozionante, che mette al centro i vissuti non detti e le paure taciute di una famiglia con una figlia disabile.

Astrei intreccia al racconto anche una filastrocca infantile — «un elefante si dondola sul filo di una ragnatela» — che, ripetuta in una cantilena, chiama via via altri elefanti. La progressiva citazione di un numero sempre crescente di elefanti scandisce il tempo e sembra tenere a bada la paura principale mai esternata: il timore della madre per ciò che potrebbe accadere alla figlia più piccola, Ninì, e l’angoscia della sorella maggiore, Patty, di farsi carico del dopo.

La narrazione segue la crescita di Ninì dal giorno della nascita, l’arrivo in casa accolto dalla nonna e da Patty, e restituisce la quotidianità segnata da ansia e difficoltà concrete. Stefania, la madre, è sola — non c’è più un marito o un compagno — e la gestione delle cure, le corse in ospedale e la ricerca di un lavoro si caricano di ostacoli. Anche quando trova un impiego, deve conciliarlo con la cura della figlia e confrontarsi con una realtà sociale che etichetta il «normale» e il «diverso»: nei centri, nelle scuole, in piscina, persone e istituzioni che a parole dichiarano apertura finiscono per erigere barriere, trattando la bambina come un pericolo per gli altri figli.

Il monologo assume la forma di una confessione intima più che di uno sfogo: raccontato dal punto di vista della figlia maggiore, mostra un quotidiano straordinariamente ordinario, fatto di amore, stanchezza e momenti di meraviglia. Astrei — recentemente premiata con l’Ubu 2025 come miglior attrice under 35 — interpreta il testo che ha scritto con sensibilità e precisione, variando intonazioni, ritmi e espressioni per comunicare disagio e affetto, alternando oscurità emotiva e improvvisi sorrisi.

La messinscena rimane essenziale: la scenografia di Alessandra Solimene è composta da una fila di sedie, una delle quali simbolicamente fuori posto fino al suo reinserimento finale, mentre le luci sono curate da Camilla Piccioni. Lo spettacolo coinvolge il pubblico e lo interpella sul rispetto dei diritti dell’altro e sulla dignità e umanità della società nel confrontarsi con la diversità.