martedì, Ottobre 20, 2026
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Grazzanise, pene ridotte in Appello per sei imputati del clan di Antonio Mezzero

A distanza di appello sono state rideterminate le pene per i sei imputati nel processo a carico di Antonio Mezzero, il presunto boss di Grazzanise tornato in libertà nel luglio 2022 dopo oltre 25 anni di carcere. I sei sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, incendio, detenzione di armi e ricettazione.

Per Mezzero la condanna è scesa dai 14 anni inflitti in primo grado a 3 anni e 4 mesi in continuazione. La decisione è stata presa con un concordato tra le difese e la Procura generale. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva ipotizzato un tentativo da parte dell’imputato di riaffermare la propria influenza criminale sul territorio dopo la scarcerazione, anche attraverso il coinvolgimento di familiari e persone di fiducia.

La pena più alta tra quelle rideterminate in appello è stata inflitta al nipote Michele Mezzero, detto “’o Malese”, condannato a 5 anni e 2 mesi rispetto agli 8 anni del primo grado: secondo l’accusa, avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra lo zio e altri soggetti della criminalità organizzata. Ridotta anche la condanna per Carlo Bianco, di Casal di Principe, passato da 5 anni a 3 anni e 8 mesi; la sua posizione è legata a una presunta estorsione relativa alla compravendita di un capannone nell’Agro caleno.

Per Pietro Di Marta, di Vitulazio, la pena è scesa da 5 anni a 3 anni e 4 mesi. Andri Spahiu, di Capua, ha ottenuto una riduzione da 5 anni a 3 anni e 8 mesi, mentre Pasquale Natale, di Bellona, è stato condannato a 3 anni e un mese in continuazione, contro i 3 anni e 4 mesi stabiliti in primo grado.

Le posizioni di Di Marta, Spahiu e Natale erano emerse nell’ambito degli accertamenti sulle presunte pressioni esercitate nei confronti di una coppia affinché lasciasse un immobile a Bellona; nel fascicolo figurava anche un episodio incendiario.

L’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta e coordinata dal pubblico ministero Vincenzo Ranieri della Dda di Napoli, aveva ricostruito una serie di presunte estorsioni e intimidazioni che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state finalizzate a consolidare nuovamente l’influenza del gruppo criminale sul territorio. Tra gli elementi raccolti figura la denuncia di un imprenditore della zona di Santa Maria Capua Vetere, che aveva raccontato di essere stato avvicinato da un presunto emissario di Mezzero; la sua testimonianza contribuì a delineare un clima di preoccupazione tra gli operatori economici locali, segnato dal timore di un possibile ritorno delle intimidazioni legate ad alcune figure storiche della camorra.