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Arnad, arriva il Gelardo: gelato artigianale al Lard d’Arnad servito con miele e castagne

La 53esima edizione della Festa del Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP si svolgerà ad Arnad dal 27 al 30 agosto, con ingresso libero. Dopo una pausa di due anni, torna uno degli appuntamenti enogastronomici alpini più significativi d’Italia, noto per aver richiamato oltre 50mila visitatori da tutta Europa.

Protagonista dell’edizione 2026 sarà il “Gelardo”, un gelato artigianale a base di Lard d’Arnad servito con miele e castagne, ideato da chef locali per creare un incontro tra antipasto tradizionale e dessert contemporaneo. Il gelato non sarà però l’unica declinazione: il lardo sarà proposto anche come antipasto affettato sottilmente a temperatura ambiente su fette di pane nero di segale caldo, accompagnato da miele o castagne lessate; abbinato alla polenta concia calda, morbida o abbrustolita; come bardatura per selvaggina nobile e arrosti di carne bianca; per insaporire minestroni o zuppe invernali di verdure e cereali; e per arricchire ortaggi bolliti in sostituzione del burro.

Il Valle d’Aosta Lard d’Arnad è l’unico lardo in Europa a Denominazione di Origine Protetta dal 1997. A differenza del Lardo di Colonnata, tutelato con indicazione geografica protetta (IGP), il disciplinare del Lard d’Arnad DOP impone che l’intero processo di lavorazione, stagionatura e confezionamento avvenga esclusivamente all’interno del comune di Arnad, nella bassa Valle d’Aosta, a due passi dal Forte di Bard. Il prodotto è apprezzato per la consistenza particolarmente morbida e cremosa e per il bilanciamento tra dolcezza naturale e un bouquet aromatico montano che riflette il territorio.

Le prime testimonianze scritte del lardo risalgono al 1570: nato dalla sapienza contadina delle Alpi come riserva energetica per superare gli inverni, il lardo è passato da alimento di sussistenza a prelibatezza grazie alla conservazione delle tecniche tradizionali di salagione e stagionatura tramandate ad Arnad.

La produzione, oggi affidata a laboratori artigianali, cooperative e aziende specializzate secondo il disciplinare del Ministero delle Politiche Agricole (Masaf), utilizza esclusivamente suini italiani delle razze Large White, Landrace e Duroc, di età non inferiore a 9 mesi e con peso minimo di 160 kg. L’alimentazione dei maiali è rigorosamente naturale e vieta l’uso di mangimi integrati. Per il lardo si impiega lo “spallotto”, prelevato entro 48 ore dalla macellazione, tagliato in rettangoli e lavorato nei Doils — recipienti storici in legno di quercia, castagno o larice che garantiscono micro ossigenazione.

Nel Doil il lardo viene adagiato in strati alternati a una miscela di sale cristallizzato, acqua di sorgente e aromi freschi del territorio come aglio, rosmarino, alloro e salvia, arricchita da spezie non macinate quali chiodi di garofano, noce moscata e ginepro. Il tutto viene poi coperto da una salamoia satura e avviato alla stagionatura, che può durare dai 3 a oltre 12 mesi a seconda della morbidezza desiderata. Al taglio il prodotto si presenta in fette bianche come la neve, con un cuore leggermente rosato e una sottile venatura di carne in superficie.

La manifestazione, conosciuta anche come “Féhta dou lar”, nasce negli anni ’70 per iniziativa di un gruppo di giovani locali; l’edizione 2026 si terrà nella radura di Località Pied de Ville, storicamente nota come “La Keya”. Nelle caratteristiche casette di legno, decorate con fiori e panni di canapa ricamati, sarà possibile degustare il lardo in tutte le sue varianti. La festa, organizzata con l’ausilio di quasi 400 volontari, comprende mercati enogastronomici di produttori locali, laboratori artigianali aperti, pranzi e cene a tema, esibizioni folcloristiche della Filarmonica di Arnad e serate di intrattenimento a ingresso libero.

“Siamo voluti giocare con rivisitazioni di altre ricette molto pop e iconiche a livello internazionale. Non si tratta di provocazioni o di boutade, ma del desiderio di dimostrare l’incredibile versatilità di questo prodotto, che, unitamente alle proprietà organolettiche conferite dal territorio, ha rappresentato la chiave del suo successo a livello internazionale. Ciò è stato reso possibile proprio grazie alla festa, che da oltre 50 anni lo fa conoscere fuori dai confini locali grazie all’enorme quantità di turisti che anima questo comune di 1200 abitanti in occasione dell’evento. Questo è un momento storico delicato per il nostro lardo, che è destinato a essere prodotto in quantità sempre più limitate: da qualche anno i maiali tendono a essere sempre meno grassi e questo impatta sulla quantità di materia prima disponibile. Questo è il momento di celebrare e valorizzare il più possibile il nostro oro alpino”, spiega Ivo Joly, presidente del Comitato Lo Doil che organizza la manifestazione.