“In Italia abbiamo un Servizio sanitario nazionale di altissimo livello. Chi dice il contrario, e purtroppo oggi accade, offende chi come voi lavora nella nostra sanità e anche l’intelligenza dei cittadini e dei pazienti. Vi dico di più: abbiamo un Servizio sanitario nazionale invidiato in tutto il mondo”. Con queste parole il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha difeso il sistema sanitario nazionale rivolgendosi agli specialisti ambulatoriali al 58esimo Congresso Sumai, in corso a Roma. Il ministro ha ricordato le “lettere di ringraziamento di cittadini stranieri” che il ministero riceve quasi quotidianamente, a conferma della qualità delle cure offerte senza spese.
Schillaci ha definito le Case di comunità “il progetto più ambizioso della sanità italiana dell’ultimo decennio, forse non solo dell’ultimo decennio”, con l’obiettivo di “portare la sanità vicino ai cittadini” e riequilibrare “l’asse del sistema sanitario tra ospedale e territorio”. Sull’apertura di queste strutture il ministro ha sottolineato l’importanza del reclutamento: “stiamo lavorando con impegno, con determinazione, per arrivare ad avere l’operatività che ci serve”.
Il ministro ha evidenziato una “fortissima accelerazione” nel primo semestre del 2026 in molte Regioni che erano rimaste indietro, ma ha avvertito che la riforma richiede collaborazione territoriale: “è una riforma che, ovviamente, non si può fare solo dal centro”. Tra le funzioni previste per le Case di comunità Schillaci ha indicato la prevenzione e la presa in carico dei pazienti, “soprattutto anziani e più fragili”.
Rispondendo al rischio, paventato anche dal segretario del Sumai Antonio Magi, di trovare “edifici vuoti, senza personale in grado di farli funzionare”, il ministro ha ricordato che il Pnrr inizialmente finanziava solo le strutture. “È come se le persone si curassero con gli edifici e non con il personale e con le dotazioni tecnologiche. Fin da subito, come ministro, ho detto chiaramente che era un piano miope escludere il personale dai finanziamenti destinandoli esclusivamente alle infrastrutture. Su questo siamo intervenuti da subito”, ha detto Schillaci.
A supporto di questa scelta, il ministro ha ricordato che nelle leggi di Bilancio precedenti sono stati stanziati fondi specifici per l’assunzione di operatori per Case di comunità e Ospedali di comunità: 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni per il 2026. Schillaci ha inoltre sottolineato che i fondi del Pnrr “sono per il 63% soldi a prestito. Quando qualcuno continua a ripetere che sono stati portati in Italia 200 miliardi, dimentica sempre di dire che sono soldi in prestito, sono soldi che per i due terzi noi dovremo restituire all’Unione europea”.
Secondo il ministro, ministero e Regioni hanno svolto un lavoro importante per raggiungere i target europei e per evitare che le Case di comunità restassero “cattedrali nel deserto”, nonostante le difficoltà legate ai meccanismi di rendicontazione del Pnrr. “I target previsti sono stati raggiunti e, lasciatemi dire con un po’ di amarezza, che tanti forse speravano che il Pnrr fallisse, che le azioni del Pnrr non venissero realizzate. E invece questo non è avvenuto”, ha osservato Schillaci.
Sul fronte operativo, il ministro ha annunciato che “ci sono oltre mille Case di comunità operative” e ha fornito un dato aggiornato: “al 31 agosto di quest’anno, sulla base delle rendicontazioni fatte dalle Regioni, abbiamo rilevato oltre 1.200 Case di comunità operative rispetto ai servizi minimi obbligatori previsti dal Dm77, che è l’architettura normativa di riferimento insieme alle linee di indirizzo del 2024”. Schillaci ha concluso affermando la convinzione che le Case di comunità diventeranno “sempre di più nuovi punti di riferimento per i cittadini”, ma ha richiamato la necessità di proseguire l’attuazione con il ruolo fondamentale delle Regioni affinchè le strutture funzionino uniformemente su tutto il territorio nazionale.


























































