Giorgio Bracardi è morto all’età di 93 anni. Istitronico comico, musicista e compositore, è stato tra gli animatori insieme a Mario Marenco, Renzo Arbore e Gianni Boncompagni di una stagione della radio e della televisione italiana che ha segnato gli anni Settanta e Ottanta.
Le sue maschere radiofoniche e televisive hanno raccontato vizi e caratteri di un’Italia in rapido cambiamento: dall’uccello Scarpantibus all’urlo “Patroclooo!”, dalle invettive “in galeraa!” e “chettefrega!” del professore Aurelio Ovidio Marcellini al giornalista Max Vinella, fino al gerarca fascista Ermanno Catenacci, famoso per il “e giù manganellàtte”. I tormentoni e le battute di Bracardi sono rimasti impressi nelle generazioni nate nel secolo scorso.
Bracardi si era affermato col programma radiofonico Alto Gradimento e, con Renzo Arbore, era approdato in televisione con Quelli della notte nel 1985. Ha partecipato anche a Pronto, chi gioca? e nel 1989 ha condotto e interpretato Chiappala chiappala su Rai 2. Nel 1995 è passato a Mediaset partecipando a Striscia la Notizia nel ruolo del fittizio portavoce di Silvio Berlusconi, Lucio Smentisco. In passato ha firmato anche brani come autore al Festival di Sanremo.
Romano, Bracardi era cresciuto fin da bambino nell’ambiente dello spettacolo: il padre fu uno dei primi gestori del Salone Margherita di Roma, la madre Edvige era un soprano e il padre Glauco un tenore. Tutti e cinque i figli furono educati alla musica e impararono a suonare; Giorgio divenne pianista e poi compositore.
Gli amici e i colleghi hanno ricordato il suo talento. Renzo Arbore lo ha definito “un intellettuale sotto mentite spoglie” e, in altri commenti riportati, lo ha giudicato “unico ed irripetibile, raffinato ed aggressivo”, sottolineando che il loro lavoro non era satira dei tempi né imitazione, ma l’invenzione di personaggi di pura fantasia, surreali e goliardici. Dario Ballantini lo ha definito “Un genio. Unico ed irripetibile, raffinato ed aggressivo”.
Anche Andy Luotto, amico di lunga data rimasto al suo fianco fino agli ultimi giorni, lo ha ricordato con commozione: “Gli ho voluto davvero bene, le sue fotografie, di lui con i miei figli in braccio, sono incorniciate a casa mia. Lo amavano tanto anche loro”. Luotto ha raccontato un episodio in cui Bracardi, a cena, spaventò i bambini con una delle sue proverbiali pernacchie; i piccoli si nascosero sotto il tavolo, poi salirono al piano a cantare “Io so’ stronzo, me ne vado a zonzo”.
Bracardi si trovava ricoverato in una casa di riposo a Fiano Romano dalla scorsa primavera, dopo una rottura del femore. Negli ultimi dieci giorni le sue condizioni sono peggiorate e i nipoti hanno fatto in tempo a dargli un ultimo saluto. I funerali si terranno mercoledì 14 a Roma, nella sua Monteverde, dove aveva vissuto fino a pochi mesi fa.


























































