La serie 177 Giorni. Il rapimento di Farouk, diretta da Carlo Carlei e presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma, andrà in onda in tre serate a partire dal 16 novembre in prima serata su Rai1. Protagonisti Marco Bocci e Antonia Desplat, la fiction è prodotta da Rai Fiction e Bim Produzione, società del Gruppo Wild Bunch, ed è ispirata al libro Mio Figlio Farouk. Anatomia di un rapimento, scritto da Fateh Kassam con la collaborazione di Marco Corrias.
La vicenda ricostruisce il rapimento avvenuto in Sardegna nel 1992 del piccolo Farouk Kassam, sette anni, figlio di Fateh Kassam, belga di origine indiana e gestore di un grande albergo sulla costa. Il bambino fu tenuto prigioniero per sei mesi in condizioni terribili e gli fu parzialmente mutilato un orecchio per accelerare il pagamento del riscatto. Nel cast, oltre a Bocci e Desplat, figurano Filippo Papa (volto di Farouk), Rosa Diletta Rossi, Domenico Diele, Mauro Addis, Andrea Tedde, Giacomo Fadda e Stefania Olivicore.
Marco Bocci, che interpreta il padre del bambino, ha spiegato la scelta narrativa della serie: “Dal mio punto di vista, intimo e personale, ho cercato un approccio di grande rispetto. Una scelta molto intelligente degli sceneggiatori è stata decidere di non raccontare quanto è accaduto dal punto di vista del bambino, perché mettere in scena la sua sofferenza sarebbe stato impossibile. Si è scelto di raccontare tutto da un punto di vista familiare, della comunità, del periodo storico, delle indagini. Una decisione saggia, a mio parere, che poteva restituire in qualche modo ciò che quelle persone hanno vissuto realmente”. Bocci ha raccontato di aver conosciuto per la serie sia Farouk sia i suoi genitori, e di averli incontrati con rispetto, attendendo il momento in cui fossero pronti a parlare: “Ho trovato una famiglia meravigliosa che si è aperta, che mi ha dato fiducia, che mi ha accolto e che di sua spontanea volontà mi ha confidato tante emozioni, tante incertezze”. L’attore ha inoltre ricordato come certi fatti di cronaca rimangano scolpiti nella memoria personale: “Anche per il rapimento di Farouk, mi ricordo esattamente quell’angolo della cucina, dove stavo vedendo a 14 anni il telegiornale”.
Per Antonia Desplat, che non era ancora nata all’epoca dei fatti, è stato importante incontrare Marion: “Volevo capire di lei soprattutto chi fosse come donna, cosa facesse ogni giorno mentre aspettava notizie, mentre aspettava Fateh… Avere tutti questi piccoli dettagli di vita reale ci aiuta a riempire i buchi della storia che conosciamo, per creare un personaggio a tutto tondo”.
Il regista Carlo Carlei ha sottolineato il contrasto geografico e sociale al centro della serie: “questa serie racconta il contrasto fra le due facce della Sardegna, quella ricca, della costa Smeralda e del boom edilizio, delle ville, gli yacht, e quella dell’entroterra in Barbagia”. Secondo Carlei, in questa dicotomia “c’è il cuore etico e morale che mi ha guidato durante le riprese”. Un altro elemento rilevante per il regista era mostrare “l’immaginazione del bambino. È qualcosa che mi appartiene. Io ho sempre generato storie con dei bambini protagonisti, e il racconto dell’infanzia violata accomuna tutte le mie opere”.
Alla conferenza stampa è intervenuto anche il vero Farouk Kassam, oggi imprenditore 42enne, che ha definito il progetto della serie “un modo di affrontare ancora e ancora il trauma che ho avuto da piccolo. Lo prendo anche come un aiuto, nel cercare di crescere, nel sapere affrontare le proprie paure”. Farouk ha raccontato che all’inizio è stato difficile collaborare: “Un conto è fare un documentario o un programma televisivo, ma in una serie bisogna cercare di rappresentare la realtà il più possibile”. Ha aggiunto che si sono incontrati con tutto il gruppo di lavoro e con gli attori, e ha commentato con una nota di autoironia: “Fossi stato in loro avrei approfittato ancora di più della mia disponibilità, però va bene così”.



























































