Renzo Arbore rende omaggio a Giorgio Bracardi, morto all’età di 93 anni, definendolo “un talento unico e irripetibile, un umorista eclettico, istintivo, improvvisatore, non catalogabile, fuori da ogni regola, ma anche un intellettuale sotto mentite spoglie”. Bracardi era stato lanciato negli anni ’70 nel programma radiofonico Alto Gradimento.
Dai microfoni di quel programma, osserva Arbore, Bracardi diede vita a personaggi ormai proverbiali: “C’era il gerarca fascista Catenacci, il giornalista dilettante Max Vinella. E poi Patroclo, la comparsa di Cinecittà che urlava per chiamare le altre comparse nei film ambientati nell’antichità”. Raccontava inoltre storie di personaggi di periferia vestendo i panni dello studioso di tradizioni incredibili, uomini, animali, inventori.
Arbore sottolinea che “non abbiamo mai fatto satira dei tempi né imitazioni: la nostra caratteristica, e penso anche a Mario Marenco, era inventare personaggi di pura fantasia, surreali, in nome della goliardia bella e sana di quegli anni, di buon gusto, che dentro di noi c’è ancora, quella capacità di scherzare con il basso pur essendo colti”. Tra i tormentoni rimasti nella memoria cita il “Chettefrega!”, urlato ai suoi studenti dal professor Aurelio Ovidio Marcellini, poi riuniti nel brano cult “In Galera!”.
Quei personaggi, aggiunge Arbore, “sono rimasti tutti nella memoria di una generazione: ancora oggi alcuni contemporanei della trasmissione, quando mi incontrano, ne parlano come se fossero ancora in onda alla radio. Per fortuna ci sono spezzoni su Youtube, ancora molto validi”.
L’incontro tra Arbore e Bracardi avvenne attraverso la musica. “Lo vidi a un festival a Venezia: lo ascoltai a un piano bar, con i versetti e versacci che faceva come Scarpantibus, altro suo bizzarro personaggio, e lo invitai subito in studio con Marenco. Con loro e con Gianni Boncompagni creammo un quartetto che assolutamente non ha epigoni”. Con Bracardi si sarebbero poi ritrovati in tv, a Quelli della notte: “Giorgio faceva imitazioni di personaggi confezionati giorno dopo giorno, secondo le regole di una goliardia quasi casalinga, come quando ti diverti a casa, tutto istintivo, tutto al momento”.
Negli ultimi anni Arbore e Bracardi si erano allontanati per una causa legata al mancato riconoscimento della paternità di Alto Gradimento, ma oggi Arbore ribadisce il suo omaggio: “È stato veramente un grandissimo comico, uno di quelli che lasciano tracce irripetibili, inimitabile: oggi non posso dire che c’è un nuovo Bracardi, come non c’è un nuovo Marenco”.


























































