sabato, Ottobre 17, 2026
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Milano, Ilaria Salis: appello decide sulla nullità della sentenza per mancata notifica

La Corte d’appello di Milano dovrà decidere domani mattina sulla nullità o meno della sentenza di primo grado che ha condannato la parlamentare europea di Avs Ilaria Salis al pagamento di oltre 300mila euro a due suoi ex assistenti, Valentina Dadda e François Gelmetti, che sostengono di essere stati licenziati senza giusta causa.

Oggi, davanti ai giudici presieduti da Silvia Marina Ravazzoni, l’udienza si è concentrata su un profilo tecnico alla base del verdetto di marzo: il presunto mancato recapito del ricorso che ha avviato il contenzioso, tale da impedire a Salis di partecipare al processo. Secondo l’impugnazione, l’ufficiale giudiziario si sarebbe recato circa un anno fa una sola volta all’indirizzo “noto” della parlamentare — che trascorre la maggior parte del tempo all’estero e comunque fuori casa — e dopo non sarebbero state svolte ulteriori ricerche per rintracciarla.

Lo scorso marzo, con l’imputata dichiarata contumace e quindi senza la possibilità di far valere le proprie ragioni, il Tribunale aveva condannato Salis a versare oltre 300mila euro ai due ex collaboratori. Stamane, durante circa mezz’ora di discussione, i legali di Dadda e Gelmetti si sono richiamati agli atti processuali; gli avvocati di Salis, Federico Manfredi e Chiara Romeo, hanno invece invocato la giurisprudenza italiana ed europea, sostenendo che la notifica di un atto giuridico deve “raggiungere lo scopo”, cioè “deve raggiungere il destinatario in modo che possa conoscere il procedimento” senza che questi scopra “a sorpresa” di essere stato condannato. Gli avvocati hanno inoltre evidenziato che sono noti sia l’indirizzo di residenza sia la Pec della parlamentare.

Al termine dell’udienza Salis si è limitata a dichiarare: “Attendiamo con serenità la decisione”. L’avvocato Manfredi ha spiegato che “Domani la Corte deciderà se la notifica è stata fatta bene o è stata fatta male” e che in caso di nullità “verrà riportato tutto in primo grado”. Se la Corte riterrà valida la notifica, il dibattimento proseguirà nel merito in appello, iniziato con un ricorso di oltre cento pagine presentato a giugno, con contestuale sospensione dell’esecuzione della sentenza.

Gli avvocati della parlamentare hanno posto l’accento sul potenziale pregiudizio derivante dall’esecuzione della condanna, definendolo grave sul piano economico e personale: a supporto hanno citato le dichiarazioni dei redditi per il 2023 e il 2024, pari a poco più di 10 mila euro in due anni, per sostenere che l’importo stabilito dal Tribunale potrebbe incidere in modo “devastante” sulla situazione economico-patrimoniale di Salis. Riguardo alle minacce e alle pressioni che la parlamentare ha riferito di aver ricevuto dai due ex collaboratori — che ora gestiscono un bed & breakfast nel palazzo di famiglia di Valentina Dadda sul Canal Grande a Venezia — non è escluso che possa essere presentata una denuncia.

La decisione della Corte d’appello è attesa per la mattinata di domani.