mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Dal 2027 la pensione arriva un mese dopo e gli assegni calano a parità d’età

Dal primo gennaio 2027 l’età di accesso alla pensione si sposterà di un mese in avanti rispetto a quest’anno e, a parità di età di uscita e montante contributivo, gli assegni saranno più bassi.

La modifica è legata alla revisione biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, che collegano il trattamento pensionistico all’aspettativa di vita. La nuova tabella dei coefficienti è stata pubblicata dal ministero del Lavoro.

Per esempio, a 67 anni il coefficiente scenderà da 5,608 a 5,514; per chi ha 68 anni passerà da 5,808 a 5,707. In generale, uscire più tardi determinerà coefficienti più alti, ma comunque inferiori rispetto a quelli dell’anno in corso. Chi andrà in pensione a 64 anni avrà un coefficiente di 5,009 rispetto al 5,086 del biennio 2025-2026.

Secondo il decreto del ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia e anticipato dal Corriere della Sera, la revisione si basa sulle rilevazioni demografiche e sull’andamento effettivo del tasso di variazione del Pil di lungo periodo rispetto alle dinamiche dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale, rilevati dall’Istat.

L’incremento di un mese dell’età pensionabile nel 2027 riguarda tutte le tipologie di uscita: il pensionamento di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, mentre per il pensionamento anticipato i requisiti saranno 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.

Nel 2028 i requisiti aumenteranno di ulteriori due mesi: la vecchiaia sarà fissata a 67 anni e tre mesi; per l’anticipata serviranno 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. All’anticipata si aggiunge inoltre la finestra mobile per l’erogazione della pensione: tre mesi per il settore privato e cinque mesi per il pubblico.