Un appello firmato da 160 personalità della cultura internazionale è stato pubblicato sul settimanale The New Statesman in difesa di Sally Rooney, l’autrice irlandese di romanzi bestseller che nelle ultime settimane è stata di fatto messa al bando nel Regno Unito dopo aver dichiarato pubblicamente il suo sostegno a Palestine Action.
Tra i firmatari figurano nomi come la canadese Anne Carson, premio Nobel per la Letteratura 2026, la francese Annie Ernaux, l’inglese Julian Barnes, l’indiana Arundhati Roy e l’irlandese Colm Tóibín, oltre a personalità del cinema come gli attori Paul Mescal, Tilda Swindon e Daisy Edgar-Jones e il regista britannico Jonathan Glazer. I firmatari affermano che “Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista” e condannano la decisione di ritirare dalla vendita tutti i suoi libri nel Regno Unito.
La controversia è collegata alla designazione di Palestine Action come organizzazione illegale: il gruppo, descritto come pro-pal e coinvolto in azioni illegali di disobbedienza civile sull’isola ma mai in attentati contro le persone, è stato dichiarato fuori legge l’anno scorso dall’allora governo laburista di Keir Starmer ed è stato inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche (come Isis o Al Qaida). La decisione è stata definita contestatissima e denunciata da ambienti di sinistra, da esponenti liberali, da associazioni per i diritti umani come Amnesty International e dall’Onu.
Secondo quanto riportato, la misura di ritirare i libri della Rooney si inserisce nell’applicazione del Terrorism Act, la cui interpretazione prevede che chiunque appoggi un’organizzazione designata come “terroristica” — anche finanziandola potenzialmente attraverso i propri guadagni o contestandone la messa al bando con un cartello, pur senza farne parte — possa essere a sua volta accusato di terrorismo e rischiare il carcere. Un contesto che negli ultimi mesi avrebbe portato all’arresto a Londra o altrove di oltre 3.000 manifestanti pacifici da parte della polizia, compresi anziani, invalidi, uomini e donne di chiesa e noti attivisti non violenti per i diritti umani, accusati soltanto di aver manifestato slogan di solidarietà verso Palestine Action.
Durante il Question Time alla Camera dei Comuni una deputata progressista nordirlandese ha sollecitato il nuovo premier laburista Andy Burnham a revocare il marchio di “terrorismo” che ha definito “del tutto sproporzionato” imposto a Palestine Action. Burnham non ha accolto la richiesta, limitandosi a rimandare la decisione all’esito del ricorso legale ancora pendente dinanzi alla Corte Suprema del Regno, presentato dall’organizzazione contro il provvedimento governativo.




























































