Ti sei mai chiesto cosa potrebbe salvarti la vita nei momenti di assoluta solitudine? L’esempio cinematografico del film Castaway, con Tom Hanks, offre uno spunto per riflettere sui meccanismi psicologici che sostengono l’esistenza quando tutto il resto viene meno.
Nel film il protagonista sopravvive a un naufragio, viene trascinato esanime aggrappato a un canotto sgonfio e si risveglia su un’isola deserta: malconcio, con il volto arso dal sole, un maglione fradicio e numerose ferite. Nei giorni successivi impara a costruirsi un riparo, a procurarsi acqua e cibo, a accendere il fuoco e a pescare, ma sono tre elementi non strettamente legati alle abilità pratiche a mantenere viva la sua volontà di sopravvivenza.
Il primo è la relazione: dai resti del naufragio trova un pallone da beach volley, vi disegna un volto e lo chiama Wilson. Con Wilson instaura un rapporto unilaterale che diventa amico, confidente e sfogo. Il film sottolinea come la connessione umana, anche se immaginaria, possa essere fondamentale per resistere all’isolamento.
Il secondo è lo scopo: il protagonista, che nel film lavora per una grande compagnia di trasporti e consegne internazionali, vede arrivare sulla riva dei pacchi provenienti dal mare, completi di indirizzi e proprietari. Ne conserva uno e, una volta salvato e tornato a casa, decide di recapitare personalmente quel pacco. Il gesto evidenzia l’importanza di avere un sogno o un obiettivo che proietti verso il futuro e dia impulso al presente.
Il terzo è l’amore: indossa un ciondolo con la fotografia della moglie e, nei momenti peggiori, cerca di incrociare lo sguardo in quella immagine per non cedere al vuoto della solitudine. L’amore, suggerisce il film, costituisce un presidio esistenziale essenziale.
A queste riflessioni si collega la testimonianza di Victor Frankl, descritto come uno psicologo internato nei lager, che osserva: “…Capisco che l’uomo, anche quando non gli resta niente in questo mondo, può sperimentare la beatitudine suprema – sia pure solo per qualche attimo – nella contemplazione interiore dell’essere amato.”
Da queste considerazioni nasce l’idea che relazioni, scopo e amore possano essere risorse decisive per preservare la salute mentale e la speranza, anche in condizioni estreme.
Il Centro Clinico Salus Gentis, diretto dal punto di vista scientifico dal dott. Fabio Borghino, è un centro di eccellenza nel trattamento dei disturbi ad eziologia psicosomatica non rispondenti ai trattamenti medici standard. L’approccio multi-professionale e multi-dimensionale, con una presa in carico integrata, propone percorsi di cura specifici e adattati alle esigenze del singolo paziente, lavorando sulle cause alla base dello scompenso piuttosto che esclusivamente sulla gestione dei sintomi. Le finalità sono la prevenzione delle ricadute, il rinforzo del benessere individuale e, in caso di patologie croniche, il miglioramento della qualità della vita.
Per informazioni e consulenze individuali: www.salusgentis.it — salusgentis@gmail.com — Telefono: 3407275095.
































































