mercoledì, Ottobre 21, 2026
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Ginevra: mozione Usa blocca documenti alla WMO per rimozione di ‘climate change’

Documenti cruciali sulla gestione delle allerte climatiche e degli eventi estremi, insieme a testi su dati, sicurezza aeronautica e marina e sugli impatti di ondate di calore e sugli estremi climatici, sono bloccati alla riunione biennale della Service Commission (SerCom) della Wmo, l’agenzia delle Nazioni Unite per il clima e la meteorologia, in corso questa settimana nella sede di Ginevra. Lo stallo è stato provocato da una mozione generale della delegazione statunitense sollevata mentre i lavori si concentravano sull’approvazione di documenti di alto livello, frutto di anni di lavoro di esperti e tecnici.

La delegazione degli Stati Uniti chiede la rimozione da qualunque documento di termini quali “climate change, climate resilience, gender balance, vulnerability, sustainability, gender inclusiveness, sustainable development goals”. Più Paesi si stanno opponendo all’impasse, che rischia di bloccare l’approvazione di documenti urgenti e di elevato contenuto tecnico su quelle che vengono contestate come mere questioni lessicali. La Francia, seguita da diverse nazioni europee, sta cercando soluzioni tecniche per evitare il ricorso al voto, ricordando che dal 1993 le risoluzioni in ambito Un‑Wmo sono state approvate per consenso unanime.

Altre organizzazioni internazionali rappresentate alla Wmo, tra cui l’Ufficio internazionale pesi e misure, hanno espresso forte contrarietà all’ipotesi di riscrittura dei testi mediante parole alternative. Secondo queste realtà, introdurre cambi lessicali causerebbe una totale inconsistenza con altre aree scientifiche e tecniche e richiederebbe la revisione anche di documenti precedenti. È stato inoltre sottolineato che una censura del termine “Climate Change” romperebbe il legame con l’International Panel on Climate Change, l’organismo Onu creato dalla Wmo e dal Programma Onu per l’ambiente.

Entro venerdì si dovrà trovare una soluzione che eviti di rimandare tutti i documenti dell’Executive Council, con pesanti ritardi sull’entrata in operatività di linee guida considerate preziose per la gestione dei rischi climatici, sempre più frequenti.

“Cancellare alcuni termini dalle guide tecniche e dai documenti ufficiali è, senza mezzi termini, un atto di censura.

Non è accettabile che una singola delegazioni rallenti i lavori e ritardi l’approvazione di documenti di estrema importanza, come la guida sui rischi e allarmi climatici, perché non vuole leggere parole come “Climate Change”, “gender vulnerability”, “sustainable development goals”. Come organizzazione internazionale, in rappresentanza del Bipm (Bureau International des Poids et Mesures, l’Ufficio internazionale pesi e misure di Parigi) ho fatto presente che non adottare o cambiare alcuni termini porta a una non consistenza sia con altri documenti Wmo, sia verso altre comunità scientifiche, sia rispetto a precedenti pubblicazioni che andrebbero riviste a ritroso”. È il commento di Andrea Merlone, fisico, delegato del Bipm alla Wmo.

“Insistere per togliere il concetto di Climate Change – sottolinea – non ha alcun senso. È come se cancellando dalle pubblicazioni mediche la parola cancro, si pensasse di averne trovata la cura. Confido che con il supporto di altre delegazioni si raggiunga una soluzione che permetta di mantenere inalterato il linguaggio legato a questi temi. Anche in considerazione del fatto che i linguaggi mutano ed evolvono, ma con lentezza e adattamento, non con un colpo di censura”.