Brescia. Legambiente Brescia esprime perplessità sulla proposta di Variante al PGT recentemente messa a disposizione della documentazione, invitando a prestare attenzione su una modifica che potrebbe avere “pesanti e negative ripercussioni sull’ambiente naturale”.
Il PGT vigente, spiega l’associazione, identifica all’interno e al limite del perimetro del PLIS del Parco delle Colline vaste aree classificate come “Rap – Tessuto a prevalente destinazione residenziale in ambito di elevato valore paesistico-ambientale”. In quelle aree il piano attuale vieta qualsiasi nuova costruzione e consente soltanto l’ampliamento di edifici uni e bifamiliari fino al 20% della superficie di pavimento esistente, con un limite massimo di 50 mq.
Secondo Legambiente, nella Variante le aree denominate “AMBITI RADI APERTI”, in gran parte coincidenti con le aree Rap del PGT vigente, verrebbero invece dotate di “una importante capacità edificatoria”, elemento che l’associazione contesta. “È evidente come questa nuova norma costituisca una minaccia per decine di ettari di aree collocate sul bordo e/o all’interno del Parco delle colline”, commenta l’associazione ambientalista, che aggiunge: “non siamo in grado di valutare quanti lotti possano essere interessati da queste nuove disposizioni perché servirebbe una ricerca catastale molto specifica; certamente la possibilità edificatoria così elevata attribuita ad aree ambientalmente fragili costituisce la premessa per gravi danni all’ambiente naturale”.
Legambiente cita inoltre quanto accaduto nella Valle dei Gelsi di Urago Mella, oggetto nei mesi scorsi di polemiche — anche da parte del CdQ — per un intervento edilizio concesso sulla base del PGT vigente e di una interpretazione delle distanze dell’edificato dal confine del PLIS. L’associazione teme che con il nuovo articolo 60 della Variante al PGT “l’intera Valle dei Gelsi potrebbe essere edificata con la cancellazione di un luogo fondamentale da un punto vista paesaggistico e dei servizi ecosistemici forniti al nucleo antico di Urago Mella”.
In risposta alle preoccupazioni sollevate, l’assessora all’Urbanistica del Comune di Brescia, Tiboni, ha diffuso una nota precisando che “l’allarme lanciato sulla presunta possibilità di cementificare vaste porzioni del Parco delle Colline nasce da una lettura parziale della documentazione urbanistica”. Secondo Tiboni, nella Variante sarebbe presente un articolo, il n. 77, che introdurrebbe specifiche limitazioni per la protezione dei nodi ecologici: pur ammettendo la possibilità di eseguire interventi di ampliamento, “rimane vietata la nuova edificazione”.
Tiboni ha inoltre contestato il metodo di calcolo usato dall’associazione per stimare la trasformabilità delle aree: “Moltiplicare la superficie di un’area per l’indice di edificabilità e concludere che quella superficie possa essere interamente trasformata, ignorando le prescrizioni ecologiche sovrapposte, non restituisce il reale regime urbanistico dei terreni”. Conclude l’assessora: “Non siamo dunque di fronte a un Piano che intende indebolire la tutela delle aree collinari, ma a una proposta che introduce una disciplina articolata, nella quale le possibilità di intervento sugli insediamenti esistenti devono confrontarsi con le prescrizioni di salvaguardia ambientale”.































































